NOVARA, ABUSI SESSUALI SUI MINORI: ARRESTATO DON MARCO RASIA -FOTO

Pubblicato il 15 Aprile 2013 da franca.
Categorie: CRONACA, pedofilia, Società.

 

NOVARA – Don Marco Rasia, un sacerdote di 44 ani, coadiutore della parrocchia di Omegna (Verbania), è stato arrestato per pedofilia. Il prete, secondo l’accusa formulata dalla Procura di Novara, avrebbe commesso abusi sessuali su minori quando prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino. L’arresto è stato eseguito dalla squadra mobile di Novara ieri mattina, ma è stato reso noto soltanto in giornata, dopo che la Diocesi di Novara in un comunicato ha espresso «sorpresa, sgomento e tristezza» per l’arresto del sacerdote e, in attesa degli sviluppi della vicenda, ha garantito la «massima trasparenza nei confronti della comunità civile ed ecclesiale». Ordinato sacerdote nel 1997, don Marco aveva prestato servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino sino al 2009. Proprio a Castelletto, in provincia di Novara, secondo l’accusa il prete avrebbe commesso gli abusi sessuali. Le indagini devono ora accertare se altri episodi analoghi si siano verificati anche a Omegna, dove il sacerdote era coadiutore dell’oratorio della parrocchia. Proprio di recente don Marco aveva chiesto, e ottenuto, al vescovo, monsignor Franco Giulio Brambilla, un periodo di distacco dagli impegni pastorale. La decisione del vescovo, precisa la diocesi nella nota, «era motivata da elementi per i quali non era possibile prevedere i successivi sviluppi».

FABIO SCAVO CONDANNATO A 24 ANNI PER PEDOFILIA

Pubblicato il 3 Aprile 2013 da franca.
Categorie: CRONACA, pedofilia, Società.

PALERMO CHOC, PEDOFILO CONDANNATO:ABUSI SU TRE FRATELLINI DI 4, 6 E 7 ANNI

PALERMO – Ha violentato per mesi tre fratellini, due dei quali disabili psichici: oggi FabioScavo, 59 anni, palermitano, è stato condannato a 24 anni di carcere. Decisive le accuse del maggiore dei tre bambini.
Il processo, istruito dal pm Fabiola Furnari, davanti ai giudici della seconda sezione deltribunale, presieduta da Gedi Seminara, ha avuto input da una segnalazione della Procura dei minori che ha allontanato dalla famiglia d’origine i tre bambini che all’epoca dei fatti avevano 4, 6 e 7 anni.
I servizi sociali hanno denunciato le condizioni di estremo degrado in cui vivevano e li ha affidati a una casa-famiglia. Ai responsabili del centro, in cui sono stati accolti, il più grande dei tre bambini ha raccontato le violenze subite da Scavo che, amico di famiglia, andava a casa delle vittime e, nonostante i genitori fossero presenti, si appartava in una stanza con i fratellini e ne abusava.
Terribili i racconti del piccolo, sentito dal pm e dai giudici in presenza di uno psichiatra: il bimbo, ritenuto pienamente attendibile, ha riferito di avere anche avvertito i genitori di ciò che accadeva a lui e i fratelli, ma di non essere stato creduto. Il bambino, durante gli interrogatori, ha più volte manifestato sensi di colpa per non avere difeso i fratellini affetti da deficit psichici e fisici. Dalle indagini è emerso, inoltre, che Scavo era stato condannato per avere violentato la figlia 14enne di un’amica, rimasta incinta dopo gli abusi.

leggo.it

LENTAMENTE MUOIO

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia, sanità, Società.

HO RICEVUTO QUESTA LETTERA DA UN’AMICA PRECEDUTA DA UNA TELEFONATA CHE MI DICEVA ” FRANCA HO PAURA DI TORNARE IN QUEL POSTO, MI VOGLIONO INTERNARE,MIO FRATELLO CHE SI MASTURBAVA TENENDOMI SULLE GINOCCHIA,COME SE NON BASTASSE GLI ABUSI CHE HO SUBITO DALL’AMICO DI FAMIGLIA ,VUOLE FARMI INTERNARE” E PIANGEVA.
HO CERCATO DI TRANQUILLIZZARLA, MI SONO ACCORTA DI NON SAPER FARE LA PSICOLOGA COME LEI VORREBBE MA HO PARLATO COME PARLA UN’AMICA.
MI SPIACE NON ESSERE ALL’ALTEZZA PER POTERTI AIUTARE COME MERITI.

 

Sto morendo lentamente. Lentamente muoio. Non ho più la forza di reagire. Un tempo ero una ribelle; oggi scopro di essere solo una misera vittima che non ha più il desiderio di vivere e di lottare per amor proprio. Da bimba sognavo molto e credevo fortemente in Dio. Poi scese il buio su di me. Non mi fa male ormai il ricordo degli abusi subiti. “Il passato è passato. Occorre andare avanti”, mi ha sempre detto mio padre. Ho seguito il suo consiglio. Ho cercato di voltar pagina, ma non ce l’ho fatta. Da sola ho rinchiuso i miei incubi in un armadio chiuso a chiave… un armadio fatto di droga e di continui TSO. A quel punto scoprii che non importava vivere. E poi mi chiedevo, così come faccio oggi, cosa voglia dire vivere. Vivere equivale forse all’annullamento del proprio Sé? La violenza è sempre stata costantemente al mio fianco. Io mi ribello e sono violenta. Io vengo punita, non solo dalla mia coscienza, e subisco violenza. Essere reclusa in un ospedale psichiatrico è un po’ come essere violati, sessualmente e nel profondo dell’anima. In quel luogo hanno sempre fatto di me ciò che volevano. Sapere di essere impotente di fronte alla volontà altrui mi ha lentamente deteriorata. Potrei denunciare le violenze subite in quei luoghi, legalmente riconosciuti. Eppure so con certezza che nessuno mi crederebbe. Si dice che da tempo è stato abolito l’elettro shock. Ma, allora, io cosa ho subito? Ho semplicemente sognato? So che non è così. Ho paura che possa accadere nuovamente. Ho paura di perdermi totalmente. Chiedo aiuto e, nel contempo, soffoco le mie urla per il timore di essere punita a causa della mia diversità. Dio, dove sei? Se realmente esisti, chiedimi perdono ed io, a mia volta, farò lo stesso con te. Ti prego come un tempo, come quando ero bambina, di non lasciarmi sola almeno tu!

LA MIA RISPOSTA ALLA LETTERA

 

  • Franca Bernardis Due

    ciao cara ..hai subito tutto questo? mi spiace piccola ..faccio un post adesso..



  • sì, l’ho subito in una casa di cura privata, “Parco dei Tigli”. In quel periodo insegnavo in una scuola privata di Mestre. Mi permisero di “uscire”, accompagnata da mio padre, per andare a lavorare. Sfuggii alla sorveglianza di mio padre. Comprai una bottiglia di liquore. La portai con me al rientro in ospedale. Volevo condividerla con un ragazzo che era “ospite” in quel luogo. Bevemmo appena qualche sorso, in camera mia. Entrò l’infermiere. Scoprì tutti. Siamo stati puniti entrambi barbaramente…



  • In quella casa di cura un signore si tolse la vita. Come vedi, la sorveglianza era inefficace, mentre le punizioni erano distribuite a iosa. Imparai che, per uscire da quel luogo, dovevo fingere e fare ciò che volevano loro. Dovevo mangiare tutto, prendere i farmaci senza lamentarmi, sorridere e non farmi mai vedere piangere.



  • dovevo, nonostante la mia età, apparire composta. L’allegria, gli scherzetti fatti tra noi giovani ricoverati erano diventati tabù



  • Spero non mi accada mai più… E, comunque, ci sono varie denunce di ex ricoverati in cui si parla della pratica dell’elettroshock. Tutto viene messo a tacere oppure a nessuno interessa. Non lo so. Anche se google puoi trovare notizie del genere. Il fatto è che l’elettroshock è illegale!