BUON NATALE

Pubblicato il 24 Dicembre 2012 da franca.
Categorie: Argomenti vari.

Spero che per te la vita scorra tranquilla ma non troppo da annoiarti; che abbia le giuste emozioni ma non troppo da farti soffrire; che abbia la giusta sofferenza per farti crescere ma non troppo per distruggerti e che ci sia tutto l’amore possibile che non è mai troppo. Buon Natale.
Franca

ALBERTO PALLA CONDANNATO A 9 ANNI,ABUSI ALLA PICCOLA DELL’EX CONVIVENTE

Pubblicato il 22 Dicembre 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

brutta storia questa,e purtroppo ce ne sono tantissime.la separazione,lei che incontra un’altro e va a vivere con lui felice di aver trovato un’altro papà per la sua piccola.Purtroppo per la bimba ,lui e un orco e il vero papà se ne accorge.Viene spontaneo chiedersi perchè un uomo accetta una donna con un figlio non suo.Certo l’amore può tutto ma io che leggo di tutti gli abusi scoperti,un dubbio c’è l’ho sempre quando ci sono bimbi in mezzo. 

 

E’ stato il padre della bambina a scoprire l’accaduto circa cinque anni anni fa, durante un periodo in cui la piccola era a casa sua nell’ambito dell’affidamento della figlia condiviso con la ex moglie

Prato, 8 dicembre 2012 - Un cinquantenne romano è stato condannato a 9 anni per gli abusi sessuali compiuti sulla figlia della ex convivente, quando la bambina aveva tra i 5 ed i 6 anni. A pronunciare la sentenza e’ stato il tribunale di Prato che ha anche deciso una provvisionale di 50.000 euro da assegnare al padre della bimba, da tempo separato dalla moglie.


E’ stato quest’ultimo a scoprire l’accaduto circa cinque anni anni fa, durante un periodo in cui la piccola era a casa sua nell’ambito dell’affidamento della figlia condiviso con la ex moglie.
Insospettito da alcune parole della bimba l’ex marito, assistito dall’avvocato Marco Passagnoli, si e’ rivolto agli inquirenti che gli hanno suggerito di registrare il racconto della piccola, racconto che la stessa bambina ha poi confermato nel corso di un ascolto protetto, corredandolo anche con dei disegni che indicavano le violenze subite dal compagno della mamma, Alberto Palla, che e’ stato cosi’ raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e, dopo sei mesi, messo ai domiciliari.


Ora, dopo un lungo incidente probatorio, il processo in cui il pm di Prato Eligio Paolini ha chiesto 12 anni di reclusione per Palla. Adesso la piccola vive con il padre e puo’ vedere la madre solo in situazioni protette. La donna si e’ costituita parte civile nel processo, ma i giudici hanno ritenuto di assegnare la provvisionale solo al padre della bimba.

LE VIOLENZE CHE HO SUBITO

Pubblicato il 14 Dicembre 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

 

UNA VITTIMA DI PEDOFILIA A BISOGNO DI PARLARE CON QUALCUNO CHE CAPISCA IL MALESSERE CHE PROVA,SOLO COSI PUO SPERARE DI   USCIRNE

‎” La violenza che ho subito, avevo appena 4 anni ed è andata avanti fino agli 8, è stata devastante…….” Sono passati quasi quattro anni da quando siete ven uti nella mia classe. Quel giorno ha cambiato la mia vita. Ricordo perfettamente Sig. Guerra il suo sguardo, le sue parole, il suo messaggio. Sembrava che stesse parlando a me, sembrava che mi conoscesse da sempre, che leggesse nel mio cuore, che ascoltasse il mio grido disperato di aiuto. E’ stata la scintilla che ha acceso la mia speranza. Le dico in tutta onestà che quando è entrato in classe assieme ai suoi collaboratori ed ha esposto il monitoraggio abusi sui minori ho pensato “ecco i soliti saputelli che hanno letto sui libri cos’è la pedofilia”. Ma a mano a mano che parlava ho “sentito” che lei aveva veramente condiviso quel dolore, sapeva cosa prova dentro una vittima. Non mi sono sentita più sola, ho capito che altre come me erano nella mia stessa condizione, che finalmente c’era chi mi tendeva una mano, mi offriva una via d’uscita. E’ iniziato un lungo percorso, che sta continuando, che mi sta portando finalmente a rivedere la luce. La violenza che ho subito, avevo appena 4 anni ed è andata avanti fino agli 8, è stata devastante. Sono prima gesti gentili, carezze, poi baci e alla fine quando la bestia ti ha messo in trappola, sei in balia di lui. Fino a quando ti rendi conto che l’amore di uno zio è un’altra cosa, che le tue amiche hanno avuto un’altra infanzia, che chi ti ha ingannato viene creduto un brav’uomo, onesto, perbene mentre tu sei sempre la solita introversa, ribelle, con poca voglia di studiare. Più o meno in terza media ho capito che quelle carezze che mi erano state offerte come tali altro non erano che continue coltellate, inferte facendomi credere che era per il mio bene. Poi le superiori e li scoppia il mio disagio che tutti si sono premurati di evidenziare, dimenticando però di offrirmi aiuto. Si è vero, c’era lo sportello ascolto, dove “prenotavi” l’ascolto per dieci minuti come andassi a chiedere una visita ortopedica. Non è servito a nulla perché il nulla ho trovato. Fino a quando siete arrivati voi. Perché vi ho scritto? Prima di tutto per ringraziarvi ed in secondo luogo per incitarvi ad andare avanti, a battervi sempre, a continuare nell’affermare quanto avete proposto nelle scuole a me e a molte altre ragazze come me. Ho deciso di scrivervi, quasi quattro anni dopo, perché ora sento che tanti parlano di pedofilia, dei pedofili, ma quasi nessuno parla di noi vittime. Solo voi potete capire e solo voi sapete cosa significa e per questo vi chiedo di far sentire la nostra voce anche a chi oggi, con superbia ed inganno, chiede voti offrendo in cambio facili soluzioni a queste violenze. (perché non vi candidate voi?….sarei la prima a votarvi) Sono anch’io una delle tante utenti del vostro sito e scusatemi se in tutti questi anni non vi ho mai ringraziato, ma chi è stata obbligata al silenzio per tanti anni si porta dentro questo deserto. Leggo e condivido tutte le sue opinioni Sig. Guerra, ma non scorderò mai la sua risposta ad una mia precisa domanda di quattro anni fa: “Cosa avrebbe fatto se un suo parente avesse usato violenza su sua figlia quando aveva 4 anni?” Quella sua “sentita” testimonianza è stata la mia salvezza. Grazie, con tutto il cuore. Stefania

ABUSA DI UNA BIMBA DI 15 MESI E LA PORTA ALL’OSPEDALE MORENTE

Pubblicato il 5 Dicembre 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

UNA BRUTTISSIMA STORIA DI UN’ALTRO SCHIFOSO PEDOFILO, HA ABUSATO DELLA PICCOLA FIGLIA DELLA SUA COMPAGNA DI 15 MESI FINO A CAUSARE LA SUA MORTE..

 

Autore Fabiana Cipro |

Il bacio della morte, così è stato chiamato quello che il pedofilo ha dato alla figlia della sua compagna mentre l’accompagnava morente in ospedale

Il bacio della morte, è quello che dà quest’uomo alla bambina di 15 mesi che ha tra le braccia e che ha abusato fino a farla morire. Una terribile storia di pedofilia che arriva dalla Gran Bretagna.

Cullata tra le sue braccia, quelle di Barry McCarney che è stato ripreso dalla telecamere mentre “disperato” portava la figlia della sua compagna, ormai morente, all’ospedale. In quel filmato inquietante, catturato all’ospedale Erne, in Irlanda del Nord, si nasconde la realtà orribile di ciò che è appena accaduto. McCarney non è un padre disperato che dà un bacio alla piccola per trasmettergli amore. Al contrario, lui è il mostro perverso che ha abusato di Millie Martin così tanto che è morta a causa delle ferite.

Oggi, un giudice di Dungannon Crown Court ha chiesto 33 anni per i crimini spregevoli commessi dal pedofilo. Ha descritto l’omicidio del dicembre 2009 come ‘qualcosa che va al di là dell’umana comprensione‘.

McCarney, dalla contea di Tyrone, ha incontrato la madre della piccola Millie, Martin Rachael, appena tre mesi prima della morte della bambina. Ha subito permesso all’uomo di frequentare casa sua e di avere a che fare con Millie. Nel corso delle dieci settimane successive, McCarney ha usato violenze fisiche e sessuali sulla bambina fino a quando non l’ha lasciata con un numero impressionante di ferite, tra cui la ferita alla testa che l’ha uccisa.

Un patologo ha scoperto che Millie aveva 21 costole incrinate, sette delle quali risalivano ad un periodo precedente, mentre il resto era accaduto nei dieci giorni prima della sua morte. Contusioni multiple sono state trovate anche sul corpo della bambina insieme ad una ben visibile protuberanza di forma ovale sulla fronte. Durante l’esame post-mortem, il patologo ha trovato lesioni all’addome causate da punzonatura o sollecitazione, che avrebbero contribuito alla morte di Millie. Millie era stata anche sessualmente abusata. In tribunale gli “assalti” sulla piccola sono stati descritti come vili e sadici.

McCarney ha accusato la madre Rachael, affermando al processo che era stata lei che aveva inflitto le ferite sulla figlia e che era disgustato dalla sua morte. Parlando solo attraverso il suo avvocato, ha affermato che la sig.ra Martin non voleva che i servizi sociali venissero coinvolti, perché aveva fatto queste “cose terribili” alla figlia

Ma in un caso senza prove forensi che suggeriscano che fosse stata la donna ad aver inferto le ferite a Millie, la giuria ha respinto le affermazioni McCarney e comprovato che la sig.ra Martin aveva “solo” involontariamente permesso che un mostro vivesse nella sua casa, ed in tre ore è stato raggiunto un verdetto unanime. E’ ritenuto colpevole di omicidio, violenza sessuale e di aver provocato lesioni personali gravi.

La sig.ra Martin singhiozzava perché è stato detto che lei ha autorizzato acconsentendo la morte della figlia attraverso negligenza volontaria. I parenti di McCarney hanno gridato che l’uomo è  ’innocente’ mentre hanno lasciato l’aula. Nel frattempo la famiglia della sig.ra Martin ha rilasciato una dichiarazione dicendo che la famiglia “ora è in grado di piangere correttamente la morte di Millie grazie al verdetto”.

McCarney sarà condannato per il nuovo anno.

Fonte DailyMail

 

PEDOFILO SIEROPOSITIVO,ECCO LA FOTO DI PASQUALE RABUAZZO

Pubblicato il 1 Dicembre 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

E stata diramata la sua foto  per non creare problemi a qualche omonimo e per le vittime che non conoscono il nome sarà più facile riconoscerlo e si facciano avanti per fare il test di sieroposività.

 

 

“La pedofilia va sempre denunciata”

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

 

“La pedofilia va sempre denunciata”Parla l’avvocato Monica Nassisi, legale della famiglia della vittima dell’orco Mededovic Obren e de La Caramella Buona onlus
“Spesso i genitori di bambini oggetto di morbose attenzioni pensano di proteggerli nacondendo la verità. Invece occorre agire”

 

La brutta vicenda di pedofilia che ha visto condannato a nove anni e 4 mesi il bosniaco Mededovic Obren  ha numerosi e raccapriccianti risvolti. La giovane vittima di uno tra i più brutti casi di pedofilia è stata letteralmente plagiata dal cinquantenne bosniaco, al punto da essere costretta a camuffare l’identità di colui che le riservava tante attenzioni: alla famiglia la giovane aveva detto che l’autore degli innumerevoli sms era un compagno di classe. Il fatto che la piccola stesse male aveva portato la famiglia ad effettuare numerosi controlli medici, ma nessuno avrebbe mai pensato di andare a cercare le cause di tanto dolore in un mondo così intimo e piccolo che è la sfera sessuale di una bambina. 
Lui la riempiva di regali, la mole di sms era immensa e di tenore squallido ed inquietante, sembrava che fossero diretti ad una donna adulta. Cercava di incontrarla anche per pochi minuti fuori dalla scuola e dal centro sportivo per consumare in fretta un rapporto fisico brutale. Lui aveva creato il profilo di facebook della piccola, aveva inserito il proprio numero di cellulare, per controllarla continuamente. Possibile che nessuno si sia accorto che la bambina viveva una realtà tanto dura, tanto squallida? Lo chiediamo all’avvocato Monica Nassisi, legale della famiglia della vittima e della Caramella Buona Onlus, costituitasi parte civile in uno dei processi più brutti della storia. Uno dei più brutti, sì. Perché oltre alla violenza morale e fisica su una bambina, qui c’è anche una gravidanza e poi un’interruzione della stessa. Una vicenda che cambia la vita di chi la subisce, per sempre.
“In realtà si è riusciti a venire a capo della brutta vicenda – dice l’avvocato Nassisi – grazie ad un operatore della scuola, che per primo ha notato questa persona avvicinare la bambina ed avere con lei atteggiamenti confidenziali. L’uomo prese il numero di targa del cinquantenne sospetto e lo comunicò alle forze dell’ordine, le quali sono intervenute immediatamente, hanno sequestrato il cellulare di Mededovic e vi hanno trovato foto molto eloquenti, sia della bambina che di altri minori.”
Purtroppo la comunicazione del numero di targa e il conseguente intervento delle forze dell’ordine, per quanto tempestivo, è arrivato troppo tardi:  la giovane già aveva subito l’interruzione di gravidanza. 
“Aveva detto alla famiglia che il padre del bambino che aveva in grembo era un compagno di scuola, quello che le mandava sempre tanti sms. Questo dimostra quanto il Mededovic fosse riuscito a plagiarla” aggiunge la Nassisi. “Una cosa che reputo grave è il ruolo che in tutto questo ha avuto la compagna del Mededovic, che, ascoltata nel corso delle indagini, ha affermato di essere a conoscenza dell’esistenza della bambina nella vita dell’uomo e di credere che fosse invalida. L’imputato, invece, ha ripetutamente dichiarato che la donna era perfettamente al corrente della situazione. La sua connivenza è del tutto evidente. All’uscita dall’aula questa persona mi ha insultata, stavo mandando in carcere il suo uomo. Il fatto che fosse colpevole di aver distrutto per sempre la vita di una bambina e della sua famiglia non le importava, evidentemente”. La Nassisi è nauseata ma agguerrita, ha incalzato l’imputato senza dargli tregua, le battaglie sociali sono per lei una ragione di vita. “La bambina ora vive una sorta di dissociazione, quasi che gli eventi orribili che ha subito appartengano alla storia di un’altra persona. Spesso i genitori e le stesse vittime hanno paura di denunciare certi fatti, ed  è sbagliato. Bisogna anzi intervenire tempestivamente, per limitare i danni che, con il passare del tempo, diventano cicatrici profonde ed incancellabili. E spero che la magistratura sia sempre estremamente rigorosa nell’applicazione delle pene nei confronti di questi criminali. Sono soddisfatta di aver contribuito a far infliggere questa pena esemplare e di aver rappresentato la Caramella Buona che ha il grande merito di essere sempre vicina alle famiglie e alle vittime”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da Roberto Mirabile, Presidente della Onlus, che ha detto: “in un caso di pedofilia non si può mai parlare di vittoria, ma almeno si può tentare di restituire dignità e possibilità di rinascere alle vittime”.

La brutta vicenda di pedofilia che ha visto condannato a nove anni e 4 mesi il bosniaco Mededovic Obren  ha numerosi e raccapriccianti risvolti. La giovane vittima di uno tra i più brutti casi di pedofilia è stata letteralmente plagiata dal cinquantenne bosniaco, al punto da essere costretta a camuffare l’identità di colui che le riservava tante attenzioni: alla famiglia la giovane aveva detto che l’autore degli innumerevoli sms era un compagno di classe. Il fatto che la piccola stesse male aveva portato la famiglia ad effettuare numerosi controlli medici, ma nessuno avrebbe mai pensato di andare a cercare le cause di tanto dolore in un mondo così intimo e piccolo che è la sfera sessuale di una bambina. Lui la riempiva di regali, la mole di sms era immensa e di tenore squallido ed inquietante, sembrava che fossero diretti ad una donna adulta. Cercava di incontrarla anche per pochi minuti fuori dalla scuola e dal centro sportivo per consumare in fretta un rapporto fisico brutale. Lui aveva creato il profilo di facebook della piccola, aveva inserito il proprio numero di cellulare, per controllarla continuamente. Possibile che nessuno si sia accorto che la bambina viveva una realtà tanto dura, tanto squallida? Lo chiediamo all’avvocato Monica Nassisi, legale della famiglia della vittima e della Caramella Buona Onlus, costituitasi parte civile in uno dei processi più brutti della storia. Uno dei più brutti, sì. Perché oltre alla violenza morale e fisica su una bambina, qui c’è anche una gravidanza e poi un’interruzione della stessa. Una vicenda che cambia la vita di chi la subisce, per sempre.“In realtà si è riusciti a venire a capo della brutta vicenda – dice l’avvocato Nassisi – grazie ad un operatore della scuola, che per primo ha notato questa persona avvicinare la bambina ed avere con lei atteggiamenti confidenziali. L’uomo prese il numero di targa del cinquantenne sospetto e lo comunicò alle forze dell’ordine, le quali sono intervenute immediatamente, hanno sequestrato il cellulare di Mededovic e vi hanno trovato foto molto eloquenti, sia della bambina che di altri minori.” Purtroppo la comunicazione del numero di targa e il conseguente intervento delle forze dell’ordine, per quanto tempestivo, è arrivato troppo tardi:  la giovane già aveva subito l’interruzione di gravidanza. “Aveva detto alla famiglia che il padre del bambino che aveva in grembo era un compagno di scuola, quello che le mandava sempre tanti sms. Questo dimostra quanto il Mededovic fosse riuscito a plagiarla” aggiunge la Nassisi. “Una cosa che reputo grave è il ruolo che in tutto questo ha avuto la compagna del Mededovic, che, ascoltata nel corso delle indagini, ha affermato di essere a conoscenza dell’esistenza della bambina nella vita dell’uomo e di credere che fosse invalida. L’imputato, invece, ha ripetutamente dichiarato che la donna era perfettamente al corrente della situazione. La sua connivenza è del tutto evidente. All’uscita dall’aula questa persona mi ha insultata, stavo mandando in carcere il suo uomo. Il fatto che fosse colpevole di aver distrutto per sempre la vita di una bambina e della sua famiglia non le importava, evidentemente”. La Nassisi è nauseata ma agguerrita, ha incalzato l’imputato senza dargli tregua, le battaglie sociali sono per lei una ragione di vita. “La bambina ora vive una sorta di dissociazione, quasi che gli eventi orribili che ha subito appartengano alla storia di un’altra persona. Spesso i genitori e le stesse vittime hanno paura di denunciare certi fatti, ed  è sbagliato. Bisogna anzi intervenire tempestivamente, per limitare i danni che, con il passare del tempo, diventano cicatrici profonde ed incancellabili. E spero che la magistratura sia sempre estremamente rigorosa nell’applicazione delle pene nei confronti di questi criminali. Sono soddisfatta di aver contribuito a far infliggere questa pena esemplare e di aver rappresentato la Caramella Buona che ha il grande merito di essere sempre vicina alle famiglie e alle vittime”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da Roberto Mirabile, Presidente della Onlus, che ha detto: “in un caso di pedofilia non si può mai parlare di vittoria, ma almeno si può tentare di restituire dignità e possibilità di rinascere alle vittime”. 

Emma Moriconi

ilgiornaleditalia.org