VIDEO HARD CON BAMBINI VIOLENTATI,ARRESTATO UN 53ENNE NEL MESSINESE

Pubblicato il 29 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

MESSINA – Un artigiano di 53 anni del messinese è stato arrestato da agenti della polizia postale di Catania per detenzione e divulgazione di ingenti quantità di video pedopornografici. Nei suoi confronti il Gip di Messina, Daria Orlando, su richiesta del sostituto procuratore Antonella Fradà, ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere.
Le indagini erano state avviate nel 2010 dalla polizia tedesca nell’ambito di un’inchiesta per pedopornografia su internet. L’anno successivo l’indagato è stato denunciato in stato di libertà dalla polizia postale di Catania, che ha eseguito una perquisizione. Succesivi accertamenti su materiale informatico sequestrato ha permesso agli investigatori di trovare prove sulla divulgazione su video con preadolescenti vittime di abusi sessuali.
La polizia ha anche trovato filmati con bambini in tenera età stuprati da adulti. Gli investigatori non escludono la presenza di altri video con abusi su minorenni. L’indagato, dopo l’arresto, è stato condotto nella casa circondariale di Messina.

http://www.leggo.it/news/cronaca/video_hard_con_bambini_violentati_

arrestato_un_53enne_nel_messinese/notizie/168168.shtml

SOFFRIRE DI ANSIA A 10 ANNI

Pubblicato il 28 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

VERISSIMO TUTTO QUELLO CHE C’è SCRITTO IN QUESTO ARTICOLO MA TRA I VARI MOTIVI SI SONO DIMENTICATI DI DIRE CHE SONO ANCHE I SINTOMI DI UN BAMBINO ABUSATO DA UN PEDOFILO..

Non sempre sono capricci. A volte, dietro la eccessiva timidezza di un bambino, dietro certi comportamenti coatti, dietro certe prese di posizione (contro la scuola, contro tale parente, ecc.) ci sono veri attacchi di ansia. Anche se si hanno solo 10 anni di età.

Alla clinica universitaria di Milano Bicocca si è puntato su questo problema ancora poco valutato da genitori e pediatri, ma che colpisce molti ragazzini in età pre-adolescenziale. Le cause sono tante: dal fattore ereditario ai comportamenti “appresi” in famiglia, dallo stress del divorzio dei genitori alla “sindrome di invisibilità” che colpisce i piccoli figli di famiglie numerose. Fino ad arrivare ai casi più gravi, come le vittime di bullismo. Un bambino che fa capricci in merito a una cosa specifica, o che rifiuta la scuola, potrebbe nascondere uno di questi disagi e va aiutato di conseguenza.

Le ansie tipiche dell’età pre-adolescenziale sono: paura dell’abbandono, paura dell’ignoto, paura di non essere all’altezza, paura di essere sopraffatti o ignorati. Tutti problemi legati alla interazione con altre persone, soprattutto con i coetanei. Il problema, per genitori ed educatori, è quello di discernere tra il disturbo vero e proprio e il semplice capriccio. Molti bambini somatizzano l’ansia, e dunque la esprimono con mal di pancia, con mal di piedi (vogliono stare in braccio), cosa che i grandi scambiano spesso per capriccio. Osservare bene il comportamento del piccolo aiuta a capire le differenze. Ad esempio, un bambino timido, nonostante la paura iniziale si inserirà in un gruppo se guidato da una terza persona. Un bambino ansioso, con fobia sociale, non si lascerà convincere da niente e da nessuno. Nemmeno dal proprio giocattolo preferito al centro della stanza. Se sospettate che vostro figlio possa soffrire di qualcuno di questi disturbi, rivolgetevi immediatamente a un pediatra e fatevi consigliare da lui su uno specialista di neuropsichiatria infantile.

http://benessere.guidone.it/2012/01/26/soffrire-di-ansia-a-10-anni/

PEDOFILIA,GIOVANNI PALMA ARRESTATO DOPO OTTO ANNI CHE ABUSò DI UNA MINORENNE

Pubblicato il 26 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

Pedofilia, arrestato 70enne nella Marsica Deve scontare 3 anni e otto mesi

AVEZZANO. Abusò di un’adolescente otto anni fa, ora e’ stato arrestato dalla polizia con un ordine di carcerazione.

Si tratta di Giovanni Palma, 70 anni, di Luco dei Marsi. Il provvedimento, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila, ha disposto la condanna a tre anni, otto mesi e ventidue giorni di reclusione per l’uomo, riconosciuto colpevole del reato di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina, all’epoca dei fatti minore di quattordici anni.
L’uomo era stato denunciato nel 2003 dal personale della squadra anticrimine quando la ragazzina aveva trovato il coraggio di denunciare i gravi episodi di cui era vittima da circa tre anni, con accuse precise e circostanziate che non lasciavano ombre di dubbio. La ragazzina aveva cercato di porre fine all’incubo che stava vivendo perche’ l’uomo si era fatto violento, percuotendola e minacciandola di morte, per tenerla ancora soggiogata alla sua volontà. All’uomo, rinchiuso nella Casa Circondariale di Avezzano, sono state ingiunte le pene accessorie di interdizione dai Pubblici Uffici per 5 anni e interdizione perpetua dall’esercizio di tutela e curatela.

http://www.primadanoi.it/news/524997/Pedofilia-arrestato-70enne-nella-Marsica.html

ABUSI SESSUALI SU DUE 13ENNI,ARRESTATO BIDELLO DI PESCARA

Pubblicato il 25 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

Sabato 25 Febbraio 2012 – PESCARA – un uomo di 58 anni, coniugato, in servizio come collaboratore scolastico in una scuola primaria di secondo grado dell’area Vestina, nel pescarese, è stato arrestato dai carabinieri. L’uomo è accusato di aver abusato, nei locali dell’istituto scolastico, di due ragazzine di 13 anni. In più occasioni l’uomo ha bloccato queste alunne e le ha palpeggiate, toccandole in particolare al seno. Oggetto delle sue attenzioni pure una terza ragazza che frequenta la stessa scuola, anche lei di 13 anni. In una occasione il bidello ha tentato di baciarla sulla bocca ma non ci è riuscito per la resistenza opposta dalla giovanissima studentessa. L’indagine è partita a seguito di una segnalazione arrivata ai Carabinieri dal Dirigente scolastico, a sua volta informato da alcuni genitori e insegnanti, venuti a conoscenza di questi episodi. L’attività svolta dai militari dell’Arma ha consentito di verificare che le indicazioni fornite erano veritiere e di accertare le attenzioni e i comportamenti ripetuti del bidello nei confronti delle vittime, registrati, dall’inizio dell’anno scolastico.
Quando le ragazzine erano fuori dall’aula, il bidello le avvicinava, le toccava (al seno e alla schiena), le abbracciava anche con lo scopo di bloccarle, le baciava sulla guancia, e le accarezzava, accompagnando questi gesti a commenti e apprezzamenti sull’aspetto fisico delle 13enni. L’uomo ha anche chiesto alle giovani di seguirlo in locali appartati, ma i suoi inviti non sono mai stati accettati. Al termine degli accertamenti, i Carabinieri hanno segnalato l’accaduto alla Procura della Repubblica di Pescara e nella giornata di ieri il Gip del Tribunale di Pescara , Dott.ssa Maria Michele Di Fine, su richiesta del pm Salvatore Campochiaro, ha disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il 58enne deve rispondere del reato di violenza sessuale

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20120225_bidello.jpg

“FATTI TOCCARE O TI ROMPO LE BAMBOLE”:37ENNE VIOLENTA LA FIGLIASTRA DI 9 ANNI

Pubblicato il 21 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

la figlia della convivente…quando si porta a casa un uomo e ci sono bambini bisogna stare attenti.. e proprio vero che la pedofilia non fà paura

UDINE – Ha minacciato di distruggere la cosa a cui la bimba di 9 anni teneva di più: le sue bambole. Tutto per poterla toccare e abusare di lei. E a quella minaccia «ti rompo le bambole», la bimba non ha saputo reagire. E una volta soli in camera da letto, il papà orco di 37 anni ne ha approfittato per toccare la piccina.
I fatti risalgono al 2007, quando la bimba aveva 9 anni. E adesso quel papà friulano risponderà di violenza sessuale aggravata davanti al tribunale di Udine. L’uomo è stato rinviato a giudizio dal Gup del tribunale. E per la bimba, figlia della convivente dell’uomo, l’incubo che quell’abuso potesse ripetersi ancora è finito con la carcerazione del suo patrigno.

http://www.leggo.it/news/cronaca/fatti_toccare_o_ti_rompo_le_bambole_37enne_

violenta_la_figliastra_di_9_anni/notizie/166815.shtml

TORINO,MAMMA SUICIDA CON BIMBA:L’ASSESSORE E IL ” BENEFICIO RISOLVENTE “

Pubblicato il 20 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

beneficio “risolvente” vuol dire che portare via i bimbi alla famiglia perchè non riesce a mantenerli si risolve e i bimbi stanno bene? ma quando mai…i benefici li ha soltanto la casa famiglia o l’istituto che li ospita..invece che pagare loro perchè non aiutano queste povere mamme e famiglie? i bambini se non ci sono abusi vogliono stare con i genitori..Torino, mamma suicida con bimba: l’assessore e il “beneficio risolvente”

Torino, l’assessore Elide Tisi, «Otto storie su 10 ricavano un beneficio “risolvente” dall’accoglienza in famiglia o in struttura. I bambini che hanno subito traumi lentamente recuperano la propria serenità, le madri la forza per continuare una vita anche senza la stampella dei servizi sociali».

Di Roberta Lerici

“Più di così si muore”, sembra dire l’assessore Elide Tisi quando spiega in una intervista a la Stampa, che è stato fatto tutto il possibile per Alessandra, la mamma che si è lanciata nel vuoto dal secondo piano della comunità in cui era rinchiusa da più di un anno, con in braccio la piccola Marianna.Nessun dubbio, nessuna incertezza, neppure un accenno di velata autocritica di fronte ad una tragedia così grande.

“Il comune di Torino è quello che spende di più per i minori in difficoltà”, afferma l’assessore che evidentemente non viene neppure sfiorata dall’idea che forse quei soldi si potrebbero anche spendere meglio, o in modo diverso. Ma, del resto, perchè farsi venire dei dubbi quando si afferma che “otto storie su dieci ricavano un beneficio risolvente dall’accoglienza in famiglia o in struttura”? I minori in difficoltà per cui il comune di Torino spende 30 milioni all’anno, sono 5000.

Dunque se otto storie su dieci finiscono bene, resta un 2% di storie che forse non finiscono, nel senso che continuano nello stesso modo per un tempo indefinito. E la storia di Alessandra dove la collochiamo? Fra quelle destinate a durare chissà quanto o fra quelle finite male non citate dall’assessore? Perchè di fronte ad una tragedia così, bisognerebbe evitare di parlare soltanto di ciò che finisce bene, per concentrarsi sulla percentuale irrisolta, o finita in tragedia. E poi, siamo sicuri che otto casi su dieci si risolvano davvero?

E cosa vuol dire “risolvere un caso”, per l’assessore? Affidare i bambini a famiglie diverse dalla loro, lasciarli in comunità per anni? O forse vuol dire che le madri vittime di violenza trovano tutte un lavoro e lasciano le case di accoglienza con i loro bambini? E’ questo che intende l’assessore? Perchè se così fosse, tutti i comuni dovrebbero inviare degli osservatori a Torino a vedere come si fa a non dividere le famiglie povere, come si fa a non dare in affido i loro figli ad altri.Perchè questa è la prassi:se la madre non è in grado di mantenere i suoi figli, la comunità dopo un po’ la manda via trattenendo i figli minori che “devono essere tutelati”. E non lo dico io, ma lo scrive sul suo sito la comunità Opera Pia da cui Alessandra si è lanciata nel vuoto.

Non esistono soluzioni per le donne che non possono mantenere i loro figli, per cui i comuni continuano a pagare le rette per i minori, ma lasciano al loro destino le madri. Alessandra si era già vista sottrarre i due figli più grandi per colpe non sue e temeva di perdere anche la terza figlia, Marianna, di tre anni. Sulla pagina di Facebook è la stessa Alessandra, insieme a tanti amici a parlare del suo dramma: non riesce ad accettare di essere stata separata dai suoi figli, teme per la ragazzina che nel 2010 è sparita dalla comunità, e che ha tentato due volte il suicidio.Dice che non riesce a stare lontana da lei, che le proibiscono di vederla, a volte anche di sentirla. Scrive a dicembre 2011″ E’ tutto fermo, non si muove niente”. Il compagno di Alessandra contraddice l’assessore, perchè aveva chiesto di parlare con i servizi sociali, era preoccupato, ma nessuno lo ha ascoltato.L’assessore afferma che per la coppia “ogni volta che era possibile si organizzavano degli incontri in spazi neutri”, dando per scontato che tutto il modello di intervento fosse giusto: dalla sottrazione dei due figli più grandi inseriti in altre comunità, alla collocazione di Alessandra e la piccola in un centro dal quale non poteva uscire. Quanto costava tutto ciò al comune? Considerando che a Torino la tariffa unica pare sia di 104 euro a persona, lascio all’assessore il calcolo di quanto costavano Alessandra e i suoi tre figli ogni mese.Forse è per questo che l’assessor, sempre nell’intervista a La Stampa, afferma:”Abbiamo la certezza di aver fatto il nostro dovere”

Eppure con una cifra molto inferiore si poteva dare ad Alessandra una speranza: una casa popolare, un piccolo sussidio. Ritengo che chi ricopre ruoli di responsabilità a livello istituzionale non dovrebbe mai smettere di interrogarsi, di avere dei dubbi, soprattutto di fronte a una morte così.

La morte è tragica e nobile allo stesso tempo, e il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di ridiscutere i modelli di intervento attuati e magari cambiarli, in modo da non renderla vana.

“Quando ti scrivo non trovo mai le parole perchè mi sembra tutto cosi strano, non riesco ancora a crederci.. Penso sempre a tutte le giornate che passavamo insieme, quante risate ci facevamo mamma mia.. quando giocavamo a pallone e rompevano di tutto e di piu:lampioni , finestre e tu ti arrabbiavi e poi iniziavi a ridere come una pazza.. a volte xro ti inca e nn c era nessun modo x farti ridere tranne una cosa..L’ abbraccio dei tuoi figli !! ”

Dal gruppo di Facebook “Aiutiamo Alessandra a riabbracciare sua figlia”

Autore Roberta Lerici-www.bambinicoraggiosi.com 19 febbraio 2012

Mamma suicida con bimba, l’avvocato: denunceremo omicidio colposo

Pubblicato il 18 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

anche la pedofilia nel dramma della povera mamma suicida con la sua bimba…a pagare e sempre chi non centra niente ..

Mamma suicida con bimba, l’avvocato: denunceremo omicidio colposo

Mamma si butta dal balcone con bimba di 4 anni a Torino: morte

16 feb 2012- Tragedia a Torino. Questa mattina una donna di 33 anni, ospite della Clinica Opera Pia di strada San Vincenzo 137, si è buttata dal balcone del terzo piano con la figlia di 4 anni. Sono morte entrambe sul colpo. La donna stava vivendo una situazione di difficoltà familiare e psicologica, per questo era ospitata in una struttura protetta e seguita con la piccola costantemente dagli assistenti sociali. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

La donna questa mattina alle 8 si è svegliata, ha preso in braccio la piccola e si è buttata dal secondo piano cadendo nel seminterrato, facendo quindi un volo di tre piani. E’ disperato il suo compagno, che ha denunciato, tramite il legale della famiglia, l’avvocato Mauro Vecchio, di aver fatto presente, tre o quattro giorni fa, agli assistenti sociali che la sua fidanzata non “era in sè”, e che era probabile che “compiesse un gesto disperato”.

“Nessuno ci ha ascoltati” denuncia il legale. La tragedia è nata da una storia di incesto. La donna aveva altri due figli, un adolescente di 12 e una di 14. Viveva con loro insieme all’ultima nata. Il tribunale dei minori era intervenuto circa due anni fa, su segnalazione degli assistenti sociali, perché i due fratelli adolescenti avevano avuto un rapporto incestuoso tra di loro. A quel punto il giudice aveva ordinato che madre e figlia più piccola vivessero isolate in una comunità, e gli altri due fratelli in altre.

La donna è entrata nella struttura protetta un anno e due mesi fa. Ma non si trovava bene, denuncia il suo legale Mauro Vecchio, “perché non poteva uscire, poteva vedere raramente gli altri due figli e solo in luogo neutro, vedeva raramente il compagno”, che è il padre della piccola morta oggi e non dei due ragazzi precedenti, che la signora aveva avuto da una relazione precedente. “Oggi – spiega l’avvocato Vecchio – presenteremo denuncia per omicidio colposo. Tutta la situazione di questa famiglia è stata seguita poco e male dagli assistenti sociali.

La madre soffriva perché aveva appreso che la figlia di 14 anni aveva tentato due volte il suicidio, l’ultima volta lo scorso maggio. Lo aveva scritto su Facebook. Lei soffriva perché voleva stare con la sua famiglia”. La figlia di 14 anni avrebbe anche denunciato di essere stata molestata da suo padre. “Non ha avuto alcun sostegno sociale nè psichiatrico, ieri ha avvisato che si sentiva male, nessuno la ha ascoltata”, è la denuncia degli zii della madre. “Lei ieri sera – raccontano – si era sentita male. Qui in comunità era accorsa la madre. Lei soffriva da mesi, non voleva stare qui, voleva stare con la sua famiglia, gli altri due figli e il compagno. Ma nessuno psichiatra la aveva seguita bene e nemmeno gli assistenti sociale”.

http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node%2F2670

Tragedia in comunità: il suicidio della mamma e il fallimento di un sistema La mancanza di soluzioni ha ucciso madre e bimba?

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

di Roberta Lerici

TORINO (17 febbraio 2012) – Si è lanciata nel vuoto con la sua bimba di tre anni da una finestra della comunità in cui viveva da un anno su ordine del Tribunale dei Minori di Torino. E’ questo il disperato epilogo di una tragedia che appare annunciata, dal momento che Alessandra Guzzon era già stata separata dagli altri due figli adolescenti, collocati in una diversa comunità. Una separazione vissuta con disperazione da Alessandra, che temeva di perdere anche la figlia più piccola, Marianna. Non sembra che abbia altre colpe, questa mamma, oltre a quella di essere troppo povera per permettersi una casa e una vita decorosa. Aveva un secondo marito ( padre della piccola Marianna), e insieme avevano fatto richiesta per una casa popolare, ma senza successo. Alessandra Guzzon, 33 anni e sua figlia Marianna di 3, adesso non potranno più essere separate da un sistema, quello della giustizia minorile, che troppo spesso divide le famiglie in difficoltà, in nome del “supremo interesse del minore”. Non sappiamo a chi attribuire la paternità della favola che “l’interesse del minore” sia quello di perdere la propria madre, il proprio padre e tutti i parenti, nè sappiamo con quale criterio si decida di separare una madre dai suoi figli, anche in assenza di gravi motivi. Alcuni giornali parlano della “situazione delicata” dei due figli adolescenti collocati in comunità, ma per tutelarli non si dice di cosa si tratti e dunque ci sfugge il motivo per cui, non avendo alcun procedimento a suo carico, i figli siano stati tolti alla mamma.

Nel documento di presentazione della casa famiglia Opera Pia Viretti, teatro della tragedia, leggiamo quella che ci appare una denuncia: ”Nel momento in cui una madre viene dichiarata incapace di tenere il proprio figlio adeguatamente, e questo le viene tolto, la madre perde il diritto di mantenere il suo posto in comunità e non c’è nessuna struttura che la prenda in carico, anche se portatrice di un grave disagio”. Dunque sembrerebbe che per le madri in difficoltà non esista altra soluzione se non quella di perdere il proprio figlio e ci domandiamo come mai la nostra società abbia permesso che una simile mostruosità divenisse regola. E’ stata la mancanza di soluzioni alternative ad uccidere Alessandra e la sua bimba? E’ questa la domanda a cui le istituzioni dovrebbero rispondere in questo, come in altri casi simili.

La retta unificata che il comune di Torino ha stabilito per il mantenimento delle persone in difficoltà in strutture di accoglienza si aggira intorno ai 100 euro al giorno per persona, dunque una mamma con figlio possono costare migliaia di euro al mese. Siamo certi che con una cifra ben inferiore e magari un sostegno psicologico per l’intero nucleo familiare, le istituzioni preposte, oltre a salvare due vite, avrebbero risparmiato denari pubblici. Perché si continuano a dividere le madri dai figli, o a disgregare le famiglie? Il comune di Torino pare abbia un budget di 30 milioni annui da destinare ai minori, e immaginiamo che cifre simili siano messe a disposizione in altre grandi città. Allora, forse, sarebbe il caso di rivedere i criteri di spesa e, magari, fare in modo che in Italia l’intero sistema della giustizia minorile non violasse così spesso la Convenzione del Fanciullo, e in molti casi anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

http://www.4minuti.it/showPage.php?template=news&id=17068&masterPage=articolo.htm&fb_source=message

IL PEDOFILO LIBERATO PER DARE IL BUON ESEMPIO

Pubblicato il 15 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

COM’è POSSIBILE UNA COSA DEL GENERE…HA ABUSATO DI UN NEONATO E DI ALTRE BIMBE DI 2 ANNI E SI E FILMATO..ERA STATO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO E ADESSO GLI DANNO IL MINIMO DELLA PENA PERCHè POSSA INVOGLIARE ALTRI PEDOFILI A CONFESSARE? MA DOVE VIVONO QUESTI GIUDICI…NON HANNO FIGLI O NIPOTI? SEMPRE PEGGIO…

“Mettiamolo fuori prima”, dice il giudice, “potrebbe convincere altri a consegnarsi”

“Un’infermiere di Birmingham che ha violentato un neonato e ha ricattato 22 bambine sulla rete si è visto ridurre dalla corte d’appello la sentenza al minimo. Paul Wilson, di Nechells, era stato imprigionato con l’ergastolo lo scorso luglio dopo aver ammesso due accuse di violenza sessuale al Little Stars Nursery, a Nechells”: così scrive la Bbc nel dare la notizia della sentenza del giudice che già sta facendo discutere l’Inghilterra intera.

LA RIDUZIONE – Abbiamo raccontato la sua storia su queste pagine tempo fa (trovi qui l’articolo). “Un infermiere ha ammesso di aver preteso due atti di sesso orale da bambine di due anni che erano affidate alla sezione nursery della struttura privata dove lavorava come infermiere”, e già allora il caso era stato catalogato come uno dei più odiosi episodi di pedofilia che si fossero visti nelle cronache recenti. La decisione del giudice, ora, scrive un nuovo capitolo della vicenda. “I giudici hanno dato adito alla posizione della difesa, che sosteneva come il giudice originale avrebbe dovuto tenere in maggiore considerazione la confessione dell’imputato. Il collegio ha confermato che una confessione tempestiva ha sollevato le vittime e le famiglie delle vittime di Wilson di dover provare le accuse”. Così, spiega la Bbc, “hanno ridotto la sentenza nominale da 30 a 27 di galera, il che significa che Wilson dovrà rimanere dentro un minimo di 13 anni e mezzo prima di poter chiedere la condizionale”.

POLEMICHE E MOTIVAZIONI – Il Daily Mail riporta le proteste delle famiglie delle vittime. “E’ disgustoso”, ha detto la nonna di un piccolo che aveva passato del tempo all’infermeria presso Birmingham in cui Wilson ha commesso i crimini. “E’ un oltraggio”, ha continuato la nonna, “non riesco a credere che un giudice abbia ridotto la sentenza, non dovrebbe mai più poter passeggiare per strada. Quando penso a quel che ha fatto a quella bambina, mi fa male lo stomaco”. Anche la confessione del ragazzo viene ridimensionata nella sua importanza: “Non ha senso valutarla, non ha avuto alcuna scelta se non quella di confessare visto che si è filmato mentre faceva tutto. Perché dovremmo dargli credito per averlo ammesso? Mi chiedo su quale pianeta vivano questi giudici”. Ieri il Lord Chief Justice di Inghilterra, Lord Judge (è il cognome del capo del braccio secolare inglese), ha spiegato che questa riduzione della pena potrebbe “invogliare altri pedofili a confessare”.

http://www.giornalettismo.com/archives/201277/il-pedofilo-liberato-per-dare-il-buon-esempio/

ABUSA DELLA FIGLIA DI 8 ANNI E LA FA TOCCARE DAGLI AMICI. ARRESTATO 50ENNE

Pubblicato il 11 Febbraio 2012 da franca.
Categorie: pedofilia.

un padre abusa della figlia e la fà toccare dai suoi amici nordafricani ..condannato a sei anni e per la difesa la bimba non e attendibile..avvocati del cavolo mettetevi una mano sulla coscienza che e meglio…

TRAPANI -Un 50enne è stato condannato a sei anni di reclusione dal tribunale di Marsala con l’accusa di ripetuti abusi sessuali sulla figlia. Le violenze sarebbero state commesse tra le mura domestiche fra il 2002 e il 2003 quando la bambina aveva 8-9 anni. In aula, la madre aveva raccontato come apprese dalla figlia, quando questa aveva «9 o 10 anni», degli abusi sessuali subti. «Ho sentito mia figlia – ha dichiarato la donna, ormai separata dal marito – mentre diceva a un’altra bambina che sapeva com’era fatto un uomo. Sapeva cosa era l’organo sessuale maschile. Poi, si è confidata con me dicendomi che il papà, quando nel pomeriggio andavano a dormire nel nostro letto matrimoniale, le faceva male nelle sue parti intime». La donna, sconvolta, dopo un paio di giorni, ne parlò con degli assistenti sociali. «Non mi ero mai accorta delle violenze su mia figlia – ha proseguito – quando queste cose accadevano, io ero fuori casa a lavorare». La vittima ha inoltre raccontato che un giorno, mentre era in auto con il padre, quest’ultimo non avrebbe impedito a due suoi amici nordafricani di toccarla nelle parti intime. Secondo la difesa, però, la giovane «non sarebbe attendibile».

http://www.leggo.it/news/cronaca/abusa_sulla_figlia_di

_8_anni_e_la_fa_toccare_dagli_amici_arrestato

_50enne/notizie/164826.shtml