Pedofilia, dimesso da ospedale bimbo sequestrato da vicino

Pubblicato il 31 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

Pedofilia, dimesso da ospedale bimbo sequestrato da vicinoAncora accertamenti su sostanza iniettata al piccolo

(ANSA) – FIRENZE, 30 MAG – E’ stato dimesso stamani dall’ospedale Meyer il bambino di 5 anni che sabato sera e’ stato rinchiuso in un garage da un vicino di casa, nei pressi di Firenze, che voleva violentarlo dopo avergli fatta un’iniezione.

Il bimbo e’ stato giudicato dai medici in buone condizioni fisiche anche se continuera’ ad essere seguito dall’unita’ specializzata in abusi su minori. Continuano gli accertamenti sulla sostanza che gli ha iniettato l’uomo, 37 anni, e che e’ stato arrestato dai carabinieri dopo l’allarme dato dal caseggiato.(ANSA).

Strumenti ‹ VORREI — WordPress

Pubblicato il 29 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

Strumenti ‹ VORREI — WordPress.

FIRENZE..FA UN’INIEZIONE A UN BIMBO DI 5 ANNI PER SEDARLO POI TENTA DI STUPRARLO..

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

incredibile dove arriva la perversione e sadismo delle persone..fa un’iniezione al bimbo per sedarlo per poi violentarlo…un bimbo di 5 anni ..incredibile..
FIRENZE, FA L’INIEZIONE A UN
BIMBO E TENTA DI STUPRARLO

FIRENZE – Un italiano di 37 anni è stato accusato di tentata violenza su un bambino di 5 anni, che abitava nella casa accanto alla sua a Firenze. Il particolare inquietante è l’iniezione che l’uomo avrebbe fatto al piccolo, probabilmente per tentare di sedarlo. Il bambino è in osservazione all’ospedale pediatrico Meyer e sul piano fisico al momento sta bene. Viene invece assistito da psicologi per l’episodio di ieri sera, mentre i medici stanno eseguendo esami ed accertamenti per capire che tipo di sostanza può avergli iniettato il vicino. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri – gli accertamenti sono ancora in corso – ieri sera il trentasettenne ha attirato il bambino in un garage, in un caseggiato di alloggi popolari, dopo che si era per un momento allontanato dai nonni, che abitano nello stesso edificio e con i quali il piccolo aveva giocato fino ad allora. A un certo punto le sue urla sono state sentite da molte persone: il trentasettenne aveva chiuso il bimbo nella rimessa tentando, ricostruiscono sempre i carabinieri, di violentarlo e ferendolo anche con una siringa. Molti vicini sono intervenuti verso il garage da cui provenivano le grida e hanno liberato il bimbo, altri hanno avvisato i genitori, che erano in casa, e i nonni, oltre al 118 e alle forze dell’ordine. Ci sarebbe stato un parapiglia, ad ogni modo il trentasettenne è rientrato nell’appartamento dove vive con i suoi genitori e dove i militari lo hanno rintracciato, sembra in condizioni psichiche alterate, e arrestato. Ora è nel carcere di Sollicciano. In passato era già stato accusato di violenza sessuale su minori. Per il fatto di ieri sera il trentasettenne è stato arrestato anche con l’accusa di sequestro di minore e lesioni.

PERUGIA..UN’ALTRO BIMBO DI 11 MESI MORTO DIMENTICATO NELL’AUTO..

Pubblicato il 27 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

sta diventando un’epidemia dimenticare i figli in macchina ma dove hanno la testa …povero piccolo..

.

Perugia, morto un bimbo di 11 mesi dimenticato nell’auto dei genitori

Inutili i soccorsi del 118, fuori c’erano 30 gradi

PERUGIA – Un bambino di 11 mesi è morto oggi in seguito a un malore. Il bimbo si trovava a bordo dell’auto dei genitori posteggiata nella zona della Darsena di Passignano sul Trasimeno. Secondo quanto si è appreso in ambienti sanitari, il piccolo è stato soccorso alle 12.20 dopo essere rimasto non si sa per quanto tempo nell’auto sotto il sole. La temperatura oggi nel perugino ha sfiorato i 30 gradi. Inutili i soccorsi prestati sul posto dal personale del 118. Sono quindi intervenuti i carabinieri della compagnia di Città della Pieve per gli accertamenti.

IL CLUB VELICO – L’auto nella quale si trovava il bambino, una Opel Corsa verde, era ferma all’interno del parcheggio del club velico di Passignano. La vettura è già stata portata via. Sul posto stanno arrivando alla spicciolata amici e parenti della famiglia, visibilmente provati. Il padre del bimbo, di 41 anni, sembra lavorasse presso il Club Velico mentre la madre è una psicologa albanese ben inserita nella comunità locale. I due si sono sposati da poco. Secondo quanto si è appreso, sembra che il bimbo stamani fosse in auto con lui. Secondo, alcuni presenti sul luogo dell’incidente, il padre ha affermato di essere stato con il figlio durante il malore che lo ha portato alla morte.

L’ALLARME – A dare l’allarme al 118 sarebbe stato un parente del piccolo che si trovava a passare di lì. Sul posto è subito giunto il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Carlo Corbinelli, che comunque allontanandosi non ha voluto fornire alcun particolare. «Dobbiamo ancora ricostruire la vicenda – ha detto – ma non abbiamo motivi per non ritenere che non si sia trattato di un tragico incidente. I genitori del bambino sono stravolti e dobbiamo ancora sentirli così come coloro che hanno prestato i primi soccorsi».

IL PRECEDENTE – Qualche giorno fa, in un caso analogo, una bimba di 22 mesi è morta a Teramo dopo essere stata dimenticata in macchina per alcune ore dal padre, convinto di averla portata all’asilo.

Redazione online
27 maggio 2011

PAPà DEPRESSO POST- PARTO UCCIDE LA FIGLIA DI 6 MESI..

Pubblicato il 25 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

depressione post parto del padre..si chiama cosi adesso un padre che uccide la figlia per gelosia nei confronti della moglie … gelosia perche la moglie non e più tutto per lui ..si sente trascurato ..prima la PAS ..adesso la depressione POST PARTUM

PAPÀ DEPRESSO POST-PARTO
UCCIDE FIGLIA DI 6 MESI
Mercoledì 25 Maggio

Mark Bruton-Young, Clare e la figlia Harriet

BRISTOL – Un padre depresso cercava su internet consigli su come uccidere un bambino prima che la figlia di sei mesi, Harriet, fosse trovata morta. L’architetto Mark Bruton-Young ha avuto vicino sua moglie in questa brutta storia ed è stato assolto.
Per una anomala depressione post-parto che lo avrebbe colpito, il 37enne ha soffocato la piccola di sei mesi, dopo aver cercato anche altre tecniche, come il seppellimento da viva, l’avvelenamento e l’indigestione di feci. La piccola è morta nel giugno del 2009, ma due autopsie non erano state in grado di stabilire in che modo fosse morta. Il corpicino della bimba era freddo e bianco nella sua culla.
Quando hanno chiamato il 999 la mamma 36enne Clare urlava mentre il marito diceva con calma che la figlia era morta. Dopo 18 ore in tribunale, Bruton-Young è stato giudicato colpevole. “Non avrei mai voluto fare del male a mia figlia, quando ho capito cos’avevo fatto sarei solo voluto tornare indietro e avere una seconda possibilità”. Per la depressione post-parto maschile Bruton-Young ha iniziato a vedere la figlia come un’intrusa nella sua vita di coppia.

GIOVANNI PIOVAN CONDANNATO A 11 ANNI PER PEDOFILIA…FOTO.

Pubblicato il 24 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

e cosi che voglio le notizie..con nome cognome e foto…tutti i pedofili devono essere riconosciuti per poter salvare i nostri figli e nipoti..

PADOVA, ABUSI SUI BAMBINI:
11 ANNI ALL’EDUCATORE

.

giovanni piovan…pedofilo

PADOVA – Ha abusato di loro chi avrebbe dovuto proteggerli. Un educatore pedofilo è stato condannato a undici anni e sei mesi di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e divieto di frequentare i luoghi dove ci sono ragazzi. L’uomo abusava dei ragazzi che aveva in comunità e li maltrattava. La sentenza è stata letta ieri pomeriggio dal giudice di Padova Alessandro Apostoli Cappello. Il pedofilo è il 47enne Giovanni Piovan, originario di Sant’Urbano, responsabile della casa di accoglienza che aveva sede prima a Schiavonia di Este e poi a Rivadolmo di Baone. Piovan era difeso dall’avvocato Pietramala. Tre dei suoi ex allievi, come racconta Il Gazzettino, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Pietro Someda. Il pubblico ministero Benedetto Roberti, che ha annunciato di aver aperto una nuova inchiesta sull’educatore, aveva chiesto una condanna a sedici anni di reclusione.

I ragazzini – che ora hanno vent’anni – dopo la scuola, erano costretti a lavorare nell’autolavaggio e d’estate anche in campagna. La sera e la notte poi dovevano ‘soddisfare’ le voglie del loro educatore. Davanti ai giudici del Tribunale collegiale hanno raccontato la loro vita di quando avevano dieci o dodici anni. I comuni di residenza dei giovani, che venivano tolti alle famiglie perchè avevano una esistenza disastrata, pagavano alla casa di accoglienza cento euro al giorno per ognuno di loro. Ma a loro non venivano dati neanche i soldi per pagarsi un gelato. Se non accettavano di andare a letto con il loro educatore erano guai. I ragazzi hanno rivissuto davanti ai giudici le drammatiche confessioni che avevano reso durante l’istruttoria. I carabinieri erano riusciti ad introdursi nella casa di accoglienza e a piazzare cimici e micro telecamere. Avevano documentato minuziosamente il comportamento che il gestore della struttura teneva con i bambini a lui affidati, scrive Il Gazzettino. Le immagini mostrano quando la sera si sedeva sul divano, attorniato dai ragazzini e quando dava loro la buonanotte baciandoli sulle labbra.

20110524_piovan

LA PEDOFILIA E UN ORIENTAMENTO SESSUALE COME LA OMOSESSUALITà..LO DICE SANTOLINI DELL’UDC

Pubblicato il 23 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

cosa vogliono far passare la pedofilia come una cosa normale? Luisa Santolini..parlamentare dell’udc..una donna e si presume mamma e nonna..dice che la pedofilia e un orientamento sessuale al pari della omosessualità e eterosessualita ..questa e fuori di testa..

“La pedofilia? Un orientamento sessuale come l’omosessualità”
Tommaso Caldarelli

23 maggio 2011

Lo afferma Luisa Santolini, parlamentare UdC, durante la discussione in aula del Ddl Concia.

Perchè una legge per punire chi discrimina gli omosessuali? L’omosessualità è un “orientamento sessuale” come tanti altri: c’è chi è gay, poi c’è chi è etero, e poi c’è chi è pedofilo… L’equiparazione fra pedofilia ed omosessualità non è stata pronunciata da qualche buontempone, ma da un deputato della Repubblica proprio nell’aula di Montecitorio, sollevando un vespaio di polemiche da parte di Paola Concia, promotrice del Ddl attualmente in discussione.

UGUALI UGUALI – A pronunciare le parole, invero pesanti e forse poco ponderate, l’esponente dell’UdC Luisa Santolini, che finisce immancabilmente sulle agenzie di stampa. ‘

Il mio orientamento sessuale e’ l’eterosessualita’, ma c’e’ ne sono anche altri, come l’omosessualita’ e la pedofilia’. Lo ha detto la parlamentare dell’Udc, Luisa Santolini, intervenendo in Aula durante la discussione generale sul testo di legge contro l’omofobia. L’affermazione dell’esponente centrista ha fatto andare su tutte le furie la prima firmataria del provvedimento e relatrice di minoranza Paola Concia. ‘La pedofilia e’ una malattia – ricorda il deputato – non certo un orientamento sessuale…’.

Insomma, il grimaldello è chiaro: se l’omosessualità è un orientamento sessuale come tanti, non serve una legge “scudo” che protegga gli omosessuali in maniera particolare. Solo che il riferimento alla pedofilia rovina un po’ il quadretto che la Santolini aveva tentato di dipingere.

Don Seppia..“Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me…”.

Pubblicato il 19 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

ancora con questo don seppia direte voi..si ancora perchè tutti i giorno esce qualcosa di nuovo di questo pedofilo schifoso…le intercettazioni dimostrano il verme che è..ha sempre agito indisturbato ..forte del suo essere prete..e ora di aprire gli occhi..chi fa vedere che e troppo attaccato ai ragazzi ..molte volte un motivo c’è..

.

Pedofilia, Don Seppia: anche la droga per adescare i minori

260x01305531611012don seppia ARTICOLO Pedofilia, Don Seppia: anche la droga per adescare i minori

di Maria Rosaria De Simone

“Vieni da me, sono solo” scrive un sacerdote in un messaggio ad un quindicenne. “Non posso sono a scuola”, gli risponde il ragazzo. Ma il sacerdote non molla: “Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me…”.
Sono da poco state pubblicate le norme anti-pedofilia dal Vaticano, norme a cui dovranno adeguarsi le Chiese nazionali per contrastare il fenomeno della pedofilia tra i chierici e già un nuovo scandalo scuote l’opinione pubblica. A Genova, don Riccardo Seppia è trattenuto in carcere, per decisione del Gip Annalisa Giacalone, per l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di sedici anni. Il sacerdote, di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha lasciato parlare il suo avvocato, Paolo Bonanni, che dovrà prima leggere l’ordinanza di custodia cautelare per poter procedere ad un’azione difensiva. Comunque l’ordinanza consta di una quarantina di pagine, che racchiudono dichiarazioni terribili ed inquietanti, che presentano un profilo dell’accusato lontano mille miglia da un atteggiamento cristiano.

Bestemmie, frasi blasfeme, richiami al demonio, ma soprattutto un fitto elenco di telefonate, intercettazioni ambientali , messaggini sul cellulare. Sembra che il quadro che si sta andando a delineare sia veramente aberrante. Don Riccardo si incontrava con un gruppo di amici nella canonica della Chiesa del Santo Spirito e argomentava su come avvicinare i ragazzi che gli interessavano. Era un suo amico, un ex seminarista, quello che sembra gli procurasse i bambini per i suoi sporchi giochetti. E’ scioccante leggere le intercettazioni tra i due uomini: “Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto…”chiede il sacerdote che come risposta avrà: “Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa…”. Il linguaggio è scurrile, senza freni inibitori, la ricerca di vittime esasperata, ossessiva.

“Li voglio giovani—prosegue don Riccardo — non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia”. Perché il parroco, che per il ruolo che ricopre ha ampia possibilità di movimento, cerca le sue prede tra coloro che sono deboli e fragili e che non parleranno, non lo accuseranno. E’ la tattica dei pedofili quella di adescare le loro vittime tra i più deboli a livello sociale e psichico, approfittando di loro per soddisfare orribili desideri sessuali. Ed è stata questa la tattica seguita dal parroco, che voleva ragazzini appartenenti agli strati sociali più poveri e degradati della sua città. Ragazzini, quindi, con famiglie disagiate, magari sfasciate, ragazzini anche stranieri, e pure color cioccolato. Non solo traffico di ragazzi per turpi intenti, ma anche di cocaina, attraverso l’aiuto di un marocchino che viaggiava nel nord Italia.
Insomma, a quanto sembra le prove sono schiaccianti, grazie alle intercettazioni ambientali. Gli inquirenti stanno ascoltando diversi ragazzi che potrebbero confermare di aver subito le attenzioni di don Riccardo. Per ora comunque, ci sono le accuse del ragazzo di sedici anni, confermate da un messaggino inviato dal parroco al suo amico ex seminarista.

Era disposto a spendere fino a 300 euro al giorno per procurarsi cocaina, «la bianca» o «la neve», questi i termini utilizzati nelle telefonate tra i pusher, gli stessi che avevano anche il compito di trovargli dei «bambini». Pare che la droga non servisse solo per uso personale, ma anche per attrarre i giovani per poter innescare la dinamica dell’abuso. In queste ore gli inquirenti stanno setacciando i conti e i movimenti bancari per capire da quali risorse attingesse per essere in grado di spendere fino a 300 euro al giorno in stupefacenti. A lanciare l’allarme don Piercarlo Casassa, parroco di don Seppia nel 1985 a Recco (Genova). Ai carabinieri di Milano ha raccontato: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina la sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori»

Alcuni sacerdoti a cui ho chiesto cosa pensassero di questo e di altri episodi che purtroppo hanno piagato la cronaca nera degli ultimi tempi, hanno mostrato ribrezzo e dolore, perché la loro missione in mezzo ai giovani ed agli adulti e tutt’altro assolutamente. E questi episodi purtroppo portano a vedere dietro ogni tonaca un predatore. Questo non è affatto vero, ma la paura tra le persone, pur giustificata, si amplifica. Quello che sconvolge è il fatto che i pedofili riescano a nascondersi appropriandosi di un’identità assolutamente irreprensibile e svolgendo delle attività che li portano ad avere contatti con i giovani, per farne le loro prede. Sacerdoti, educatori, insegnanti, allenatori sportivi: sono queste le figure che trovano il consenso e la fiducia dei genitori, che affidano loro i pargoli. Sono queste le figure che dovrebbero essere ineccepibili e seguire nei vari percorsi i ragazzini. E se tra queste figure si nascondono ben bene dei predatori, è chiaro che tutto vacilla, compresa la fiducia nella comunità sociale.

Il pedofilo non ha i tratti dell’orco, ma è una persona sorridente, piacevole, che sa come ammaliare genitori e ragazzi, lasciando in ombra la sua personalità bacata.
E se, come in questo caso, il predatore viene scoperto, se il suo avvocato chiederà la perizia psichiatrica, se saranno effettuate le prove peritali, se si giungerà ad un processo, quale sarà infine la condanna? Di cinque- sei anni. E questo è sconvolgente. Lascio ai lettori il giudizio al riguardo.

PER LA CHIESA AMERICANA LA PEDOFILIA E COLPA DEL 68 E DI WOODSTOK

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

PER LA CHIESA AMERICANA I PRETI PEDOFILI CI SONO PERCHE NEL 68 E SCOPPIATA LA LIBERTà SESSUALE..NON CENTRA L’OMOSESSUALITA E IL CELIBATO..OPPURE PERCHè SONO DEI PEDOFILI..NO LA COLPA E DELLA LIBERTà SESSUALE COME SE NON AVESSERO FATTO VOTO DI CASTITà DIVENTANDO PRETI.. POI LA COSA PIù SCONVOLGENTE E CHE LORO CONSIDERANO PEDOFILIA SOLO GLI ABUSI AI BIMBI SOTTO I DIECI ANNI..INCREDIBILE LE SCUSE CHE TROVANO..PRIMA DEL 68 NON C’ERA LA PEDOFILIA? E TUTTI GLI ISTITUTI SOTTO INCHIESTA PRIMA DEL 68? HANNO SPESO 1.8 MILIONI DI DOLLARI PER FAR USCIRE QUESTA SENSAZIONALE SCOPERTA..SE LI AVESSERO USATI PER AIUTARE I TANTI POVERI E CHI AVESSE VERAMENTE BISOGNO SAREBBE STATO MEGLIO..

.

Pedofilia, studio choc della chiesa americana: è colpa dell’ideologia del ’68 e di Woodstock

di Domenico Ferrara
Non c’entra nulla l’omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del ’68 e nella rivoluzione sessuale. E’ questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi

Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali. E ci sono voluti 1,8 milioni di dollari per finanziare quello che il New York Times ha definito lo studio più autorevole condotto finora dalla chiesa cattolica americana. Uno studio, le cui conclusioni sono destinate a scatenar polemica. Perché il risultato della ricerca, commissionata dalla Confederazione dei Vescovi americana, è sconcertante: la pedofilia dei preti non è dovuta né al celibato né all’omosessualità, bensì al clima culturale libertario e permissivo della fine degli anni Sessanta e al fatto che i preti in quel periodo fossero poco preparati e poco monitorati, sotto stress e spaesati dal tumulto sociale e sessuale di quegli anni. Praticamente la rivoluzione sessuale, il ’68 e quel relativismo ideologico di cui ha parlato anche Benedetto XVI nel 2010 starebbero alla base del fenomeno della pedofilia. Il rapporto, condotto da un team di ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, ha inoltre rilevato come la maggior parte degli abusi si sia verificata negli anni successivi al 1968, attribuendo dunque la colpa a quello che viene denominato come “effetto Woodstock”.

A finanziare parte del progetto ci hanno pensato anche il National Institute of Justice e il Dipartimento di Giustizia americano con la cifra di 280mila dollari. Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero “particolari “caratteristiche psicologiche”, “storie di sviluppo” o disturbi dell’umore” tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti “pedofili”. Soltanto il 5% presenterebbe infatti quei “disturbi psichiatrici caratterizzati da ricorrenti fantasie sessuali su preadolescenti” che vengono di solito associati alla pedofilia. Inoltre, dal momento che dalla fine degli anni Settanta all’aumento del numero dei preti omosessuali non ha corrisposto un aumento degli abusi, ma un decremento, la conclusione è che non ci sia alcun nesso tra omosessualità e pedofilia.

Il rapporto contiene anche una spiegazione esemplare del perché le vittime siano più ragazzi e non ragazze: questo succede solo perché i preti in quegli anni erano più spesso in contatto con i maschi, in chiesa, negli oratori, nelle scuole. La stessa definizione di “preadolescente” usata dai ricercatori lascia molti dubbi. Il rapporto considera preadolescenti soltanto i bambini sotto i dieci anni e conclude quindi che soltanto il 22% delle vittime lo fossero. Ma secondo la American Psychiatric Association, invece, preadolescente è qualsiasi bambino sotto i 13 anni. Se venisse usato questo parametro, quindi, il numero delle vittime da considerarsi tali aumenterebbe in maniera significativa fino a coprire la maggioranza dei casi. Infine, il rapporto evidenzia come il problema della pedofilia sia peggiorato non appena la gerarchia della Chiesa ha risposto mostrando più attenzione per gli autori che per le vittime. Il rapporto, chiamato “Le cause e il contesto di abuso sessuale di minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002″, è il secondo prodotto da ricercatori del John Jay College. Il primo, sulla “natura e la portata” del problema, è stato rilasciato nel 2004. Prima di vederlo, gli avvocati delle vittime hanno attaccato il report ed espresso forti dubbi sulla sua veridicità in quanto si basa su dati forniti dalle diocesi della Chiesa e degli ordini religiosi.

DON RICCARDO SEPPIA…VOGLIO RAGAZZI GIOVANI E CON DISAGI..

Pubblicato il 17 Maggio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

li voglio giovani e disagiati ..magari anche drogati..questi i msg che mandava..chi riceveva i msg perchè non l’hanno denunciato? sono da mettere in galera anche loro..

GENOVA, SCRITTE CONTRO
DON SEPPIA: “PEDOFILO”

GENOVA – I particolari scabrosi del passato di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato venerdì scorso a Genova, non sono piaciuti al quartiere della chiesa Santo Spirito di Sestri Ponente, in via Calda. Nella zona sono apparse, questa mattina, alcune scritte offensive contro il parroco accusato di tentati abusi sessuali su minori e cessione di droga. «Giù le mani dai bambini. Don Riccardo infame pedofilo». «Don Seppia vile, la tua chiesa il tuo porcile», si legge sul muro subito dopo la chiesa. Entrambe le scritte sono state composte con una bomboletta spray di colore nero.

“VOGLIO RAGAZZI GIOVANI E CON DISAGI” Don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato venerdì scorso, si muoveva in un sottobosco. Un sottobosco dove cercava vittime da adescare. Li voleva giovani i ragazzini ai quali rivolgere le avances sessuali: quattordici, al massimo 15 anni. Perchè «sedicenni sono già troppo vecchi», diceva al telefono. Meglio se avevano problemi di famiglia, qualche disagio. E ancor meglio se erano assuntori di droga. Il suo procacciatore era uno spacciatore nordafricano, adescava le vittime alla Fiumara, cioè il grande centro commerciale di Sampierdarena, o nel Centro storico. È il quadro agghiacciante che emerge dalle intercettazioni telefoniche riportate nelle 40 pagine dell’ ordinanza emessa dal gip di Milano (prima che gli atti d’inchiesta fossero trasmessi per competenza alla procura genovese), telefonate e messaggi sul cellulare contestate oggi durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Marassi.

Durante il quale il parroco si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le accuse nei suoi confronti sono di tentato abuso sessuale e cessione di stupefacenti. Ma don Riccardo «è pronto ad assumersi le sue responsabilità e a collaborare con i magistrati», ha detto il suo legale, l’avvocato Paolo Bonanni all’uscita dal carcere. Collaborare dopo avere letto tutte le carte dell’inchiesta, dopo il ricorso al Tribunale del riesame. «Chiederemo un nuovo interrogatorio nei prossimi giorni – ha aggiunto il difensore – ma solo dopo aver letto le carte del fascicolo». E intanto dall’inchiesta emergono altri particolari. Una volta contattato un ragazzino disponibile, il pusher ne dava il numero di telefono al prete.

E don Riccardo cominciava con le avances. Per incontrarli, prometteva loro cocaina; se non disponibile, era sempre pronta una banconota da 50 euro. I messaggi e le telefonate erano insistenti, quasi assillanti: varie decine al giorno. Proprio questo comportamento «morboso» ha spinto il gip Annalisa Giacalone a decidere di lasciare il prete in carcere: don Riccardo Seppia potrebbe cercare di molestare ancora e inquinare le prove, mentre non ci sarebbe un pericolo di fuga, per questo deve rimanere in carcere. Le indagini intanto proseguono. Nei giorni scorsi sarebbe già stato sentito dai magistrati il quindicenne che avrebbe confermato di essere stato baciato da don Riccardo.

Nei prossimi giorni sarà ascoltato un altro minorenne che avrebbe subito approcci dal prete, potrebbe confermare quanto emerso dagli sms intercettati. Ma nell’inchiesta potrebbero esserci altri minorenni coinvolti, sempre con soli tentativi compiuti tramite cellulare, residenti a Milano, dove il prete andava a rifornirsi di droga ed a frequentare discoteche e saune. Don Riccardo avrebbe parlato del bacio al ragazzino con un amico: «Ormai è fatta. L’ho baciato in bocca». Al vaglio dei carabinieri, inoltre, i tre computer sequestrati nella sua casa, in via Calda. Sarebbe già accertato che don Riccardo facesse avances ai ragazzini anche nelle chat, dove si presentava con la sua vera identità. Non è escluso che il numero dei coinvolti possa crescere.