CAMPOBASSO…ARRESTATO ANZIANO ..HA STUPRATO LA NIPOTINA DI 5 ANNI

Pubblicato il 28 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

VIOLENZA AGGRAVATA SU UNA BIMBA DI 5 ANNI…SCHIFOSISSIMO BASTARDO…

STUPRA LA NIPOTINA DI 5 ANNI:
NONNO ARRESTATO IN MOLISE

CAMPOBASSO – Avrebbe abusato della nipotina di 5 anni, approfittando dell’assenza dei genitori. I carabinieri di Bojano (Campobasso), hanno arrestato un anziano di un piccolo centro dell’entroterra molisano. Il provvedimento è stato eseguito sulla base di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Vasto (Chieti) per violenza sessuale aggravata. L’episodio, sul quale hanno indagato i carabinieri di Vasto (Chieti), si sarebbe verificato il 6 gennaio scorso. Era il giorno dell’Epifania, i genitori della vittima si erano allontanati dalla roulotte in dotazione della famiglia, per andare in paese a sbrigare delle commissioni. La piccola era stata affidata al nonno, che avrebbe dovuto badare a lei. È stata la madre della piccola a presentare la denuncia dopo aver notato qualcosa che non andava nella sua bambina. Lo ha fatto recandosi nella caserma dei carabinieri di Vasto. I militari hanno avviato le indagini secondo le quali la vittima sarebbe stata molestata proprio dal nonno.

CASERTA: ABUSI SU STUDENTI,5 INSEGNANTI AI DOMICILIARI..

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

Gli indagati – Domenico Bellucci (56 anni), Vincenzo Crisci (30 anni), Francesco Edattico (53 anni), Gianluca Panico (33 anni) e Maria Iesu (37 anni) – sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

CASERTA: ABUSI SU STUDENTI,
5 INSEGNANTI AI DOMICILIARI

CASERTA – Nella Fondazione ‘Il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni (Caserta), istituzione di assistenza e beneficenza che avrebbe dovuto avere lo scopo di promuovere iniziative in favore dell’infanzia, in realtà, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) avveniva ben altro: «voluta mortificazione delle vittime», e anche violenza sessuale. Uno degli episodi più inquietanti tra i tanti emersi dalle indagini, spiega il procuratore Corrado Lembo, «è quello verificatosi nel corso di una lezione presso la scuola media statale del Villaggio dei Ragazzi nel novembre del 2008, allorquando la professoressa colpita ora dall’ordinanza cautelare, con l’uso della forza fisica, aveva fatto stendere supini sul pavimento due alunni, entrambi di undici anni, e si era seduta dapprima sopra l’uno e subito dopo sopra l’altro, all’altezza dei genitali, e, quindi, aveva iniziato a prodursi in movimenti ondulatori e sussultori tipici di un rapporto sessuale». Gli indagati – Domenico Bellucci (56 anni), Vincenzo Crisci (30 anni), Francesco Edattico (53 anni), Gianluca Panico (33 anni) e Maria Iesu (37 anni) – sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa stamani alla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

‘HANDICAPPATO’ PER INSULTARE Gli indagati nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) su presunti abusi sui minori nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, sono otto, di cui la maestra Maria Iesu, di 37 anni, è l’unica donna. Per tre di loro il gip ha respinto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura; gli altri arrestati sono Domenico Bellucci, di 56 anni, Vincenzo Crisci, di 30, Francesco Edattico, di 53, e Gianluca Panico, di 33. Dal provvedimento emergono le gravissime violenze che il gruppo di educatori avrebbe fatto ai ragazzi: dagli insulti, come «handicappato», «scemo», «porco», alle percosse: i giovanissimi ospiti dell’istituto erano «spintonati e colpiti con schiaffi alla testa e pugni sulle spalle e sulla schiena». In una circostanza uno degli allievi, Lorenzo, fu spinto per le scale e gli uscì sangue dal naso; Francesco, colpito da uno schiaffo alla fronte, andò a sbattere contro un armadio metallico, ferendosi al cuoio capelluto.

YARA, CORPO RICONOSCIUTO :”FERITE SU COLLO E SCHIENA”.INDAGINI IN CORSO

Pubblicato il 27 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

YARA, CORPO RICONOSCIUTO:
“FERITE SU COLLO E SCHIENA”.
INDAGINI IN CORSO

BERGAMO – All’istituto di medicina legale di Milano Mara e Fulvio Gambirasio, i genitori di Yara, hanno compiuto il riconoscimento del cadavere. Nell’istituto era presente anche la dottoressa Cristina Cattaneo, anatomopatologa che in passato si è occupata anche delle vittime delle Bestie di Satana e che ieri è stata sul luogo del ritrovamento di Yara. La madre della ragazzina è uscita sorreggendosi al marito e a un’altra persona. Entrambi i genitori hanno mantenuto il loro usuale riserbo: sono saliti sull’Alfa grigia delle forze dell’ordine e sono ripartiti scortati da altre due auto. L’autopsia di Yara è in programma per domani.

CORPO TROVATO CON FERITE SU COLLO E SCHIENA Il corpo di Yara Gambirasio trovato ieri pomeriggio in un campo incolto a Chignolo d’Isola (Bergamo), un comune non lontano da quello di Brembate Sopra (Bergamo), dove la ragazza è scomparsa il 26 novembre scorso, era disteso sulla schiena con le braccia all’indietro. A riferirlo è un testimone oculare, uno dei primi arrivati sul posto, che ha potuto osservare la scena del crimine prima che tutti venissero allontanati per fare spazio agli uomini della Scientifica. Secondo quanto si è appreso, i resti non erano individuabili da lontano, e nonostante si trovassero senza alcuna copertura nemmeno parziale sopra le sterpaglie, già da pochi passi risultavano praticamente invisibili. La scena apparsa davanti agli occhi delle prime persone accorse sul posto è stata quella di un cadavere in avanzatissimo stato di decomposizione: disteso sulla schiena, con le braccia all’indietro oltre il capo come nel tentativo di liberarsi da qualcuno di dosso, o forse per via di un breve trascinamento. Le mani parzialmente coperte dalle maniche del giubbotto, lo stesso che indossava il giorno che è scomparsa, come peraltro gli altri abiti che indossava, la felpa, i pantaloni elasticizzati e i guanti. In tasca sono stati trovati alcuni oggetti come una sim card di un telefonino, presumibilmente il suo, le chiavi di casa e la batteria di un telefonino, che invece manca all’appello. Il corpo in alcuni tratti era quasi mummificato e in alcuni punti scarnificato forse per l’intervento di alcuni animali, e presentava dei taglietti, uno più esteso alla schiena all’altezza dei reni, altri più piccoli all’altezza del collo e del petto. Segni che però ancora non è chiaro se siano stati provocati da chi l’ha aggredita o se siano stati inflitti post mortem. Una parola certa su tutto ciò non si potrà avere, a livello investigativo, fino a quando gli accertamenti più approfonditi sugli oggetti trovati e le risultanze autoptiche non daranno il giusto valore a ciascuno di questi elementi.

RECUPERATI SIM E CELLULARE La sim, la batteria ma nessuna traccia del suo cellulare. Sono questi alcuni degli oggetti trovati accanto accanto al corpo di Yara Gambirasio. Il ritrovamento, avvenuto in zona isolata a Chignolo d’Isola in provincia di Bergamo, è avvenuto solo a 3 mesi dalla sua scomparsa quando il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era ormai irriconoscibile. Per permettere il riconoscimento di Yara sono stati necessari, oltre agli indumenti e all’apparechhio dei denti, anche la sua borsa contenente le chiavi di casa e l’ipod. Proprio da questi elementi, spiega il questore di Bergamo Vincenzo Ricciardi, ripartono le indagini per dare un volto all’assassino della tredicenne scomparsa da Brebmbate di Sopra il 26 novembre scorso.

IL QUESTORE: TROVATE COSE IMPORTANTISSIME Il valore delle evidenze investigative raccolte sul luogo del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio è in corso di analisi da parte degli inquirenti. Il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, ha precisato di «non confermare nè smentire» nulla a riguardo ad alcune indiscrezioni relative al ritrovamento di una sim e di altri oggetti appartenuti a Yara. Il lavoro dell’Ert, l’unita speciale dello Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato, di grande importanza per gli investigatori, proseguirà a oltranza fino a quando il terreno non sarà stato analizzato palmo a palmo. Saranno però accertamenti più approfonditi, fanno notare in ambienti investigativi, a permettere di capire quanto gli oggetti rinvenuti siano effettivamente utili alle indagini.

«Abbiamo trovato cose importantissime…». Lo ha detto il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, stamani in uno dei diversi sopralluoghi che ha effettuato sul luogo del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso, i cui resti sono stati trovati ieri pomeriggio a Chignolo d’Isola. «Da ieri pomeriggio sono al lavoro ininterrottamente gli esperti scientifici dell’Ert (Esperti ricerche tracce) – ha aggiunto il questore – cercano ogni traccia minuziosa, ma comunque ciò che è stato trovato è importantissimo. Qualcos’altro, invece, lo stiamo ancora cercando». Oltre ai resti di Yara e ai suoi vestiti, intorno al corpo sono stati infatti trovati alcuni suoi oggetti personali, tra i quali, pare, un i-Pod e un telefonino.

LUNEDI’ L’AUTOPSIA La salma di Yara e’ stata ricomposta intorno alle 23 di sabato per essere trasportata all’Istituto di medicina legale di Milano, dove lunedi’ sara’ effettuata l’autopsia. Oltre al medico legale, parteciperanno all’esame clinico un genetista e un patologo. Il corpo di Yara e’ stato ritrovato in cattive condizioni, in parte mummificato e in parte ridotto a scheletro. Sarà l’autopsia di domani a fornire le prime risposte sulla morte di Yara Gambirasio, la 13enne, trovata ieri in una zona isolata vicino all’area industriale di Chignolo d’Isola, a nove chilometri da Brembate di Sopra, dove il 26 novembre scorso la giovane promessa della ginnastica ritmica è scomparsa. Ieri il riconoscimento del corpo è stato difficile: in posizione supina, ormai scheletrico, neppure l’ombra del sorriso visto in mille fotografie. A dissolvere i dubbi l’apparecchio dei denti, un portachiavi che aveva con sè e i vestiti indossati nel giorno della scomparsa. Il giubbotto nero di Hello Kitty, la felpa azzurra, i leggins neri. In serata è arrivata sul posto del ritrovamento l’anatomopatologa milanese Cristina Cattaneo, specializzata nelle indagini sui cadaveri decomposti che ha lavorato a lungo sulle vittime delle Bestie di Satana. Ha iniziato a lavorare subito, alla luce delle fotocellule, per verificare con un medico legale e gli uomini della scientifica lo stato del corpo, se è rimasto a lungo in quella posizione e in quel posto oppure è stato portato dopo. Ieri sera, alle 23 circa, la salma di Yara, tra gli applausi, si è allontanata su un furgone delle onoranze funebri, scortato dalla polizia, diretto all’Istituto di Medicina legale di Milano. Domani la dottoressa Cattaneo, insieme a un’equipe di esperti, inizierà l’autopsia. Se il corpo è rimasto così a lungo all’aperto sarà più difficile trovare reperti biologi, ma si potranno avere le prime rispose su come e quando è morta la piccola Yara.

RENATO VARISCO IN CELLA…AVEVA 10.000 IMMAGINI PEDOPORNOGRAFICHE

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

Pedofilia, scattano le manette

In cella pensionato di Parona, aveva 10mila immagini

* pedofilia, pedopornografia, inchieste, arresti

di Adriano Agatti
zPedofilia, scattano le manette
PARONA. Diecimila file con immagini di bambini dai sei ai dieci anni. Una quantità enorme di materiale pedopornografico conservato con cura. Così Renato Varisco, un pensionato di 64 anni che abita a Parona, è stato arrestato.

E’stato rinchiuso nel carcere dei Piccolini in attesa di essere interrogato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Il reato di detenzione di materiale pedopornografico è infatti di competenza dell’antimafia. Le indagini della squadra mobile di Pavia erano iniziate qualche mese fa. Gli investigatori del vice-questore Roberto Pititto avevano saputo che in un’abitazione di vicolo San Quirico c’era un continuo andirivieni di ragazzine che arrivavano da un campo nomadi vicino. E entravano sempre nella stessa abitazione a tutte le ore del giorno. Qualcuno si è insospettito e ha avvisato la polizia. Gli investigatori della squadra mobile hanno eseguito alcuni accertamenti e hanno scoperto che lì abita Renato Varisco. E’ un pensionato che aveva lavorato in una casa editrice di Milano. Un uomo che non si era mai sposato e che, in paese, si vedeva raramente.

Erano stati eseguiti alcuni accertamenti su di lui e erano emersi alcuni particolari importanti. Quello più significativo riguardava una perquisizione subìta una quindicina di anni fa. I carabinieri di Salò, in provincia di Brescia, avevano cercato materiale pornografico in casa sua. Probabilmente il nome di Renato Varisco era entrato in qualche inchiesta. Ma i militari non avevano trovato nulla e la vicenda si era conclusa senza conseguenze.
Gli investigatori della squadra mobile si sono resi conto che la presenza delle ragazzine nomadi non era casuale. Così mercoledì hanno eseguito una perquisizione domiciliare nell’abitazione di Parona. Hanno bussato alla porta del pensionato ma lui non ha aperto subito: probabilmente ha fatto finta di non sentire. Secondo l’accusa, avrebbe anche portato alcuni computer e videocamere in giardino. Un tentativo disperato di nascondere le immagini. Ma, dopo una decina di minuti, è stato costretto ad aprire la porta. Altrimenti i poliziotti l’avrebbero sfondata.

Alla perquisizione ha participato anche personale della polizia postale. Gli investigatori hanno trovato quattro computer, alcune pen-drive che sono state subito esaminate. All’interno c’era una quantità impressionante di immagini di bambini di età dai sei a dieci anni. In giardino c’erano anche numerose videocassette sempre con filmati di bambine. Sequestrate anche alcune telecamere. Il pensionato è stato arrestato. Intanto gli agenti hanno sentito come testimoni anche le ragazze nomadi che andavano spesso a trovarlo a casa. «Guardavamo la televisione», hanno raccontato. Ma gli investigatori sospettano (anche se non ci sono prove) che l’uomo cercasse anche di produrre materiale pedopornografico.
26 febbraio 2011

YARA, TROVATO IL CADAVERE: È MISTERO SULL’ABBANDONO. AUTOPSIA LUNEDÌ

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

YARA, TROVATO IL CADAVERE:
È MISTERO SULL’ABBANDONO.
AUTOPSIA LUNEDÌ
Sabato 26 Febbraio 2011 – 23:59
Il blocco stradale sul luogo del ritrovamento (La Presse)

BERGAMO – A tre mesi esatti dalla scomparsa, quando nonostante il tempo trascorso, nessuno ancora voleva perdere la speranza di trovare in vita Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso a Brembate Sopra (Beragmo), come una doccia fredda è arrivata la notizia del ritrovamento del suo cadavere. Il corpo è stato notato da un giovane aeromodellista, in un campo che, ironia della sorte, si trova a non più 300 metri dal comando della Polizia Locale dell’Isola Bergamasca, che coordinava i volontari nelle ricerche della ragazzina. L’area si trova nel comune di Chignolo d’Isola (Bergamo) ai margini di una strada asfaltata, via Bedeschi, che porta in una zona frequentata da cacciatori e amanti del jogging, costellata ai margini da capannoni industriali. Il giovane, poco dopo le 15, ha chiamato il 113 per dare l’allarme, e sul posto sono subito giunte alcune pattuglie della polizia che erano state distaccate nella zona di Brembate proprio in questi giorni per proseguire le ricerche. Tra i primi interventi effettuati dagli investigatori c’è stata l’acquisizione delle immagini delle telecamere di sicurezza di alcune delle aziende che sorgono proprio intorno al luogo del ritrovamento.

CADAVERE IN AVANZATO STATO DI DECOMPOSIZIONE Il cadavere, in avanzatissimo stato di decomposizione e con ancora addosso i vestiti che Yara indossava il giorno della sparizione, era riverso a terra tra le sterpaglie, supino, e presentava ancora l’apparecchio ortodontico che tutte le foto affisse dagli abitanti della zona immortalavano sul sorriso della ragazzina. Una espressione dolcissima, serena, che adesso, contrasta con i macabri resti di uno scheletro fragile e quasi dimenticato dal tempo. E proprio sul cadavere, che in serata sarà portato all’ Istituto di medicina legale di Milano, si incentrano i primi dubbi investigativi e una serie di voci che lasciano pensare a un giallo, quello di un eventuale abbandono del corpo che potrebbe essere stato fatto proprio oggi. Alcuni residenti della zona, infatti, hanno riferito ai numerosi giornalisti presenti sul posto, che dei testimoni (non loro direttamente, però), avrebbero notato questo pomeriggio un’auto sfrecciare in via Bedeschi, fermarsi e poi ripartire. Queste voci hanno scatenato una ridda di ipotesi sul fatto che qualcuno possa avere abbandonato proprio oggi il cadavere a Chignolo. Ma al momento non ci sono nè conferme nè smentite ufficiali sul reale passaggio dell’auto benchè gli inquirenti abbiano liquidato la cosa come «una stupidaggine». Gli investigatori al momento non sanno ancora da quanto tempo il cadavere fosse lì e infatti i primi rilievi anatomopatoligici sono stati compiuti stasera proprio per capire (ed è possibile saperlo) se si sia decomposto lì o altrove.

GIALLO SULL’ABBANDONO Una cosa è certa: se il corpo fosse stato deposto lì oggi non potrebbe essere un caso, perchè oggi ricorrono i tre mesi esatti dalla scomparsa di Yara. Per la vicinanza del comando della polizia locale e anche perchè proprio lì nei pressi, in una cabina elettrica a non più di cento metri di distanza, era stato trovato il cadavere di un dominicano. Inquietanti coincidenze che potrebbero addirittura far pensare a un messaggio. Non a caso, per rispondere a questi interrogativi, in tarda serata è giunta Cristina Cattaneo, nota anatomopatologa, responsabile del laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano, nonchè fondatrice del Labanoof, istituto specializzato nell’analisi dei resti umani. Una dei massimi esperti disponibili in Italia, che si è subito messa al lavoro per eseguire le prime analisi scientifiche. Contemporaneamente, in via Rampinelli a Brembate Sopra (Bergamo), dove abita la famiglia Gambirasio, è immediatamente scattato un cordone delle forze dell’ordine che hanno isolato la villetta per un raggio di 200 metri.

YARA, TROVATO IL CADAVERE A 10 KM DA BREMBATE..

Pubblicato il 26 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

YARA, TROVATO IL CADAVERE
A 10 KM DA BREMBATE ..FORSE ABBANDONATA IL 26/11

BERGAMO – È stata ritrovata dopo sei mesi di ricerche Yara Gambirasio. Il suo corpo è stato abbandonato in aperta campagna da una persona del luogo che stava provando un aeromodello telecomandato. Il cadavere è stato rinvenuto in aperta campagna a Ponte San Pietro, a circa dieci chilometri da Brembate di Sopra, in un campo incolto tra l’erba alta nei pressi di un corso d’acqua.

IN CORSO RILIEVI DELLA POLIZIA SCIENTIFICA Uomini della polizia scientifica, assieme al medico legale, stanno effettuando i primi rilievi sul cadavere di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa tre mesi fa da Brembate. Sul posto, oltre alle forze dell’ordine e al magistrato, si trovano anche i vigili del fuoco, che hanno illuminato con le cellule fotoelettriche il campo dove è stato rinvenuto il corpo, in modo da consentire gli accertamenti

CORPO VESTITO, FORSE ABBANDONATA SERA DELLA SCOMPARSA Yara Gambirasio potrebbe essere stata abbandonata nel campo in cui oggi è stato ritrovato il cadavere, la stessa sera della scomparsa, il 26 novembre. Lo si apprende da fonti investigative, secondo le quali l’ipotesi sarebbe supportata dalle condizioni in cui è stato trovato il cadavere. Saranno comunque gli accertamenti scientifici che saranno eseguiti nei prossimi giorni a confermare o smentire questa possibilità. A scoprire il corpo della tredicenne nascosto tra la fitta vegetazione di un campo incolto, sempre secondo quanto si apprende, sarebbe stato un uomo che si trovava nella zona per caso e che non avrebbe alcun ruolo nella vicenda. L’uomo ha immediatamente chiamato gli investigatori, che hanno identificato Yara, con indosso i resti dei vestiti che aveva la sera della scomparsa.

IL CAMPO VICINO A CAPANNONI INDUATRIALI Il campo dove è stato trovato il corpo di Yara è stato isolato dalle forze dell’ordine e si trova in località Bedeschi a Chgnolo d’Isola, al confine con il comune di Madone. La zona è industriale, ci sono molti capannoni, alcuni in costruzione, e il campo, molto esteso, si sviluppa proprio al termine degli edifici. La via di accesso è stata chiusa e molte persone, tra giornalisti e curiosi accorsi dal paese vicino, sono tenuti a distanza di oltre 200 metri dal campo.

CORPO NON LONTANO DA CENTRO RICERCHE Il corpo di Yara è stato trovato in un’area incolta che, per ironia della sorte, si trova a poche centinaia di metri da quello che era il centro di coordinamento delle ricerche della ragazza. Il luogo, nel comune di Chignolo, è al confine con il comune di Madone e a circa 300 metri dal Comando Polizia Locale dell’Isola Bergamasca che, dopo i primi giorni in cui i centri di coordinamento erano in due o tre posti diversi, era stato unificato presso il comando dei vigili che serve i comuni dell’Isola Bergamasca. Per quasi tre mesi forze dell’ordine e volontari della Protezione Civile hanno setacciato la provincia in cerca di Yara, perlustrando aree verdi, boscose, montuose, fiumi e rogge, mentre il corpo di Yara si trovava a poche centinaia di metri da loro

NELLA STESSA ZONA IL CADAVERE DEL DOMINICANO IL 16/01 Nella zona dove è stato ritrovato il corpo di Yara, in via Bedeschi, il 16 gennaio scorso era stato trovato il cadavere di un giovane dominicano di 26 anni, che era stato ucciso probabilmente dopo una lite in discoteca. Il corpo del ragazzo straniero era stato trovato a poche centinaia di metri dal prato dove giace il corpo di Yara

FORMIGONI: “SIA FATTA GIUSTIZIA” «Leggo che in provincia di Bergamo è stato ritrovato in un campo incolto il corpo di Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate Sopra lo scorso 26 novembre. Mi stringo forte alla famiglia e a tutta la comunità bergamasca». Così il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, esprime nel suo profilo su Facebook il suo cordoglio per la morte di Yara. «Finisce tragicamente la vita di una ragazza inerme – scrive Formigoni -. Assieme a tutti i cittadini di Lombardia chiedo che sia fatta giustizia e prego per Yara».

SINDACO DI BREMBATE: “UNA TRAGEDIA” «Sto aspettando la comunicazione ufficiale dagli organi di polizia della morte di Yara, poi parlerò. Se fosse vero, se la notizia fosse confermata, sarebbe una tragedia…». Lo dice Diego Locatelli, sindaco di Brembate di Sopra, interpellato dall’ADNKRONOS dopo il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio nella zona industriale di Chignolo di Isola (Bergamo).

L’ECO DI BERGAMO: “SPERAVAMO IN UN’ALTRA NOTIZIA” «Abbiamo accolto malissimo la notizia, ci eravamo identificati con la storia di Yara e con la storia della sua famiglia. Da una parte ci aspettavamo che la vicenda potesse avere una conclusione così, ma avevamo anche la speranza che potesse essere diversa. Il fatto che non ci fosse nessuna notizia certa sulla scomparsa ci faceva sperare». A parlare è Andrea Valesini, caporedattore della cronaca dell«Eco di Bergamò, il quotidiano che più da vicino ha seguito il caso della scomparsa di Yara Gambirasio e a cui, tra l’altro, fu inviata la lettera anonima in cui si suggeriva di cercare la ragazza nel cantiere di Mapello. Molte altre lettere sono arrivate al quotidiano, spesso di mitomani, spiega Valesini, ma anche lettere di solidarietà da pubblicare o da recapitare alla famiglia. »Siamo stati anche il centro delle varie segnalazioni. Con la famiglia – racconta – abbiamo avuto contatti quotidiani fino a quando non è stato chiesto il silenzio stampa. Poi li abbiamo sentiti in un paio di circostanze«. Oggi, a tre mesi dalla scomparsa della 13enne, ‘L’Eco di Bergamò aveva pubblicato un’intervista al parroco di Brembate di Sopra, don Corinno Scotti. »Ci aveva raccontato un episodio sul padre di Yara – continua Valesini – Al cimitero aveva incontrato un altro genitore che aveva perso un figlio di 16 anni in un incidente. Gli aveva detto ‘tu sai dove andare a pregare, io nò«.

20110226_yara_campo_4_-_edit

A GIUDIZIO I TRE AGENTI PENITENZIARIO CHE PICCHIARONO IL PEDOFILO REDICIVO VINCENZO IACONO…

Pubblicato il 25 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

pedofilo recidivo ..e stato condannato a 9 anni nel 2008 per abusi su nipote di 4 anni…nel 2004 era stato denunciato per abusi sempre alle sue nipoti..in carcere lo hanno pestato..e adesso i tre agenti sono a giudizio..ok non si dovrebbe picchiare ma le attenuanti dove le mettiamo?

Agrigento, aggressione al pedofilo Vincenzo Iacono: a giudizio 3 agenti penitenziari

Tre agenti della Polizia penitenziaria in servizio a Siracusa sono stati rinviati a giudizio dal Gip del Tribunale aretuseo per lesioni personali aggravate. Secondo l’accusa si sarebbero resi autori di un vero e proprio pestaggio perpetrato ai danni del pizzaiolo agrigentino Vincenzo Iacono, condannato a 9 anni di reclusione per il reato di abusi sessuali a danno di una minorenne, una sua nipotina di appena 4 anni. I fatti risalgono al febbraio 2008 quando i carabinieri arrestarono l’uomo. Qualche settimana dopo, Iacono venne trasferito nel carcere di Siracusa e qui avrebbe subito l’aggressione. Successivamente il pizzaiolo ottenne un ulteriore trasferimento nel carcere di Ragusa, dove si trova al momento recluso in attesa del responso della Cassazione.

Libero dopo tre violenze
stupra una bimba di 4 anniL’aveva portata con sé a firmare il registro dai carabinieri

AGRIGENTO — Nonostante avesse già stuprato tre bambine, in carcere c’è rimasto meno di un anno. Tornato in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare aveva solo l’obbligo di firma presso la stazione dei carabinieri. E qui, nel giorno di San Valentino, si è presentato tenendo per mano una bambina di appena quattro anni che, subito dopo aver lasciato la caserma, ha ripetutamente stuprato. Una storia al limite dell’incredibile quella che arriva da Agrigento. Protagonista un pizzaiolo di 45 anni, Vincenzo Iacono, lontano parente della sua ultima vittima che attualmente è ancora ricoverata all’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento.

I carabinieri lo hanno arrestato il giorno dopo la violenza. La rabbia dei militari era tale che si è temuto che qualcuno volesse utilizzare le maniere forti già al momento della cattura. Davanti alla pizzeria di Iacono si sono infatti presentati oltre cinquanta carabinieri, compreso qualcuno che non era in servizio. Per evitare che la situazione potesse degenerare è dovuto intervenire personalmente il comandante della compagnia di Agrigento colonnello Mario Di Iulio. A sconcertare i militari, che probabilmente sono stati assaliti anche dai sensi di colpa per non essersi insospettiti nel vedere uno stupratore incallito tranquillamente in compagnia di una bambina, sono stati i particolari della violenza. La ginecologa dell’ospedale di Agrigento ha detto che «la bambina porta sul corpo i segni non di molestie ma di una violenza brutale e animalesca». In evidente stato confusionale era stata lei stessa a raccontare ai genitori quel che aveva dovuto subire. «Mi ha fatto tanto male», ha detto in lacrime.

La violenza si sarebbe consumata sull’automobile di Vincenzo Iacono che subito dopo aver firmato il registro dei carabinieri si è appartato in una zona di campagna. Al rientro a casa i genitori hanno capito subito che era successo qualcosa. La bambina era come assente, irrigidita, i pugni serrati e il viso tirato. Per alcuni minuti è rimasta chiusa nel silenzio poi, di fronte alle insistenze della madre, ha cominciato a raccontare ogni minimo particolare. E in ospedale i medici hanno constatato che era tutto vero. Non è escluso che in passato Iacono avesse già abusato della bambina. La madre si fidava di lui che, tra l’altro abita nello stesso stabile.

L’uomo andava a lavorare la sera dunque il resto della giornata restava in casa e si offriva per tenere la bambina. Giovedì le aveva detto: «Perché non mi fai compagnia? Debbo solo passare dai carabinieri e poi facciamo una passeggiata in macchina». La piccola lo aveva seguito senza immaginare a cosa stava andando incontro. Iacono 4 anni fa aveva stuprato tre sorelline di Aragona, una di 11 anni e due gemelle di 8. Anche in quel caso si trattava delle figlie di una coppia che l’uomo frequentava. Arrestato, era rimasto in carcere per meno di un anno, fino al marzo 2005. Scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare era stato comunque condannato a 6 anni e 4 mesi ma non era tornato in cella perché intanto aveva presentato appello. Si era dunque trasferito ad Agrigento, dove aveva aperto una pizzeria ed era stato abile a non far trapelare nulla del suo passato.iacono-vincenzo-150x150

GF PER BIMBI: FINTO CASTING ‘IENE’ ATTIRA GENITORI ..

Pubblicato il da franca.
Categorie: pedofilia.

ALLE IENE SONO GRANDIOSI..UN FINTO CAST PER IL “GRANDE FRATELLINO”I PROTAGONISTI BIMBI DAI 4 A 11 ANNI..I GENITORI SONO DISPOSTI A TUTTO PERCHE I FIGLI VADANO IN TV…SE DICO A TUTTO E PROPRIO A TUTTO…LEGGI L’ARTICOLO…

GF PER BIMBI: FINTO CASTING
‘IENE’ ATTIRA GENITORI

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/211739/di-cioccio-bambini-in-tv.html#tc-s1-c1-o1-p2

ROMA- Il ‘Grande Fratellino’. Un reality show per bambini dai 4 agli 11 anni. Un finto casting delle Iene ha attirato non pochi genitori che si sono sottoposti ad un provino per proporre i propri pargoli, ignari prima di arrivare lì di cosa si trattasse fino in fondo. L’inviata della trasmissione, Elena Di Cioccio, nella puntata andata in onda ieri sera ha mostrato alcuni genitori disposti veramente a tutto pur di mandare i figli in televisione e farli diventare dei veri vip. Le condizioni indispensabili elencate dalla Di Cioccio sono: niente scuola per 6 settimane, gossip a volontà e telecamere 24 ore su 24. Mentre pochi se ne vanno disgustati una volta capita la proposta, altri genitori acconsentono a far fare lampade, piercing, tatuaggi, mettere extension, ingrassare, dimagrire e molto altro ai propri figli. “Tanto scuola la recupera”, “La lampada se non si può scegliere la deve fare”, “Con i serpenti penso se la cavi bene” sono solo alcune delle inquietanti risposte date dai genitori, consapevoli che nel ‘Grande Fratellino’ “per i maschietti ci ispiriamo a Fabrizio Corona, per le femminucce a Belen Rodriguez e poi non dovranno dormire”, spiega la Di Cioccio informando mamme e papà che ai bambini sarebbero state somministrate delle bevande energizzanti e che i piccoli avrebbero mangiato solo merendine degli sponsor. Niente li ha scoraggiati.

LA MAMMA FILMA ..IL PAPà STUPRA.LA VITTIMA E LA FIGLIA DI QUATTRO ANNI….

Pubblicato il 23 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

Post n°2209 pubblicato il 23 Febbraio 2011 da nonna.fra

La mamma filma, il papà stupra. La vittima è la figlia di quattro anni

E mandano il video ad un altro pedofilo

22 febbraio 2011Si è beccata tre anni di galera in più del suo dolce maritino Hollie Beston, ed effettivamente se uno dovesse scegliere forse istintivamente è ancora più orribile una madre che osserva e filma con tranquillità la figlia di quattro anni che viene violentata dal proprio coniuge, rispetto ad un padre che commette materialmente lo stupro. La coppia è stata incastrata proprio dal video.

LA SCOMMESSA – I due genitori erano soliti scambiarsi pareri ed opinioni con altri pedofili online, e proprio per una scommessa, uno dei loro amici non credeva avessero veramente stuprato la bambina, hanno deciso di organizzare una specie di video verità con tanto di foglio con la data che testimoniava “la diretta”.

MAMMA ORGOGLIOSA – Particolare ancora più agghiacciante. L’uomo è quel che si dice un cristone, alto un metro e ottanta e obeso. La donna sul profilo Myspace si descriveva come una madre orgogliosa. No comment.

BIMBI DENUNCIARONO MADRE SU YOUTUBE…PM..CONDANNARE IL PADRE…

Pubblicato il 22 Febbraio 2011 da franca.
Categorie: pedofilia.

Post n°2206 pubblicato il 22 Febbraio 2011 da nonna.fra

bravissima pm…e cosi che si fà…adesso ridate i bimbi alla madre..

Bimbi denunciarono madre su Youtube, pm: condannare il padre
Il magistrato: lui ha usato sui figli violenza psicologica
Roma, 21 feb. (TMNews) – Condannare a 3 anni di reclusione il papà dei quattro fratellini protagonisti nel 2008 di un video, diffuso su YouTube, in cui denunciavano presunti atti di pedofilia compiuti dalla madre e dal convivente della donna. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone, invece, ha sollecitato l’assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto” della madre dei piccoli. Il processo è davanti al giudice monocratico della Capitale.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il padre avrebbe costretto i bambini, che all’epoca dei fatti avevano dai cinque ai dodici anni, dal 2003 al 2009 a continui maltrattamenti morali e psicologici. Sono invece finite in archivio le inchieste sulle ipotesi di abusi sessuali che vedeva indagata la madre e il nuovo compagno, essendosi rivelate infondate.

Il genitore – in base a quanto ricostruito dagli inquirenti – avrebbe costretto i figli a vivere in una condizione di violenza psicologica. Le frequenti liti con la consorte sono poi culminate con lo sfratto della donna. Per il pm l’uomo avrebbe “volutamente e coscientemente messo in atto strategie e comportamenti tali da annullare nei bambini ogni possibilità di un rapporto con la madre, denigrandone anche la figura da ogni punto di vista. Era accecato dalla volontà di distruggere la ex, ma invece ha distrutto i figli”, ha detto il magistrato.

E’ in attesa di definizione un procedimento per lesioni e appropriazione indebita dell’uomo nei confronti della donna. I maltrattamenti, per l’accusa, sarebbero scaturiti nell’ambito di una guerra senza esclusione di colpi tra gli ex conviventi, cui invece uniche vittime furono i quattro bambini, che dal 2009 sono ospiti in una casa famiglia.